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Cronologico della Rivista Psicologia e
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di Psicologia e
Salute N° 3 Vecchia
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alla sezione Argomenti: Il bambino diverso
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alla sezione autori: Maria Assunta Giusti
I bambini
naturalmente
devono fare i conti con fantasmi e
paure; noi
adulti spesso gli complichiamo la vita o lasciandoli
esposti senza
protezione
a queste immagini, o utilizzandole per ridurli all'obbedienza
Quando il bambino nasce passa da una situazione
intrauterina si-cura e protettiva ad una situazione a "rischio" in
cui tutto é nuovo, sconosciuto, spaventante.
La realtà intorno é tutta da esplorare, tutto é
da conoscere sia gli oggetti che le persone. Ognuna di queste cose
può essere "buona'"o "cattiva", segno di vita o di morte. Il
bambino deve porre ordine a queste cose esterne facendole sue
imparando a porle dentro di sé attraverso immagini, concetti
vissuti, popolando il suo mondo interno di fantasie ed a volte
fantasmi, incertezze ed incognite spaventose, insomma di tante paure
che sono i suoi interrogativi di fronte ad un mondo esterno a lui
sconosciuto.
Parlando di paure nasce l'esigenza di fare una distinzione tra
le paure del mondo esterno e quello del mondo interno, in altri
termini tra paure vere, oggettive e paure false, soggettive.
Per il bambino questa distinzione non esiste e ciò che interno
può essere proiettato all'esterno e viceversa. Inoltre il
"cucciolo d'uomo" é sprovvisto di un istinto che lo avverte
del pericolo per cui una guida é indispensabile, in genere il
genitore, che gli insegni mettere in atto comportamenti adeguati alle
varie situazioni e lo introduca alla conoscenza del mondo.
Generalmente non sono le paure reali che preoccupano il genitore o
l'educatore, ma quelle immotivate o irragionevoli di fronte alle
quali ci si sente incapaci e impotenti. Queste ultime pur provenendo
dal mondo interno del bambino non sono né immaginarie
né sottovalutabili, perché per il piccolo ciò
che é sentito é reale, e quindi vero.
Ma qual é l'origine di tali paure?
Per poter rispondere dobbiamo tenere presente sia la già
citata ignoranza del bambino, sia la novità data dai propri
sentimenti che la psiche e l'Io, non ancora organizzato, non sa
affrontare e catalogare.
In linea di massima le varie paure sono riconducibili alle paure
primitive, o primarie, del lattante, ovvero le paure di separazione o
abbandono, e quella di punizione.
La prima si ingenera in un bambino che dipende interamente dal suo
ambiente per la soddisfazione dei suoi bisogni e l'evitamento di
sensazioni sgradevoli ed ansiogene.
La seconda si sviluppa quando il bambino già conosce sé
ed il mondo, ma ancora dipende dalla famiglia sia in senso biologico
che affettivo.
Il piccolo teme di essere separato e abbandonato dalla madre, o dalle
persone che sono per lui un punto di riferimento, e nutre angosce di
morte collegate con l'abbandono stesso. E' come se istintivamente
capisse la sua totale dipendenza dall'altro da cui dipende la sua
sopravvivenza.
La paura di punizione è strettamente correlata alle
precedenti.
Il piccolo si assoggetta ai desideri degli adulti da cui dipende per
non essere allontanato e lasciato a se stesso. La punizione paventata
e spaventante è l'abbandono. Il bambino impara a soddisfare i
desideri degli altri per sentirsi amato ed accettato.
Insorgono meccanismi psichici così importanti che, se non sono
superati o incanalati in modo corretto, daranno luogo a gravi
deficit, riscontrabili anche in età adulta, quando l'ex
bambino instaurerà legami di dipendenza, o sostituirà
le vecchie e vere paure in nuove paure di cose apparentemente
innocue, dando luogo ad esiti patologici.
Ad ogni stadio di sviluppo del bambino possono corrispondere paure
che portano a varie ripercussioni nella vita dell'individuo.
Le paure immotivate dei bambini sollecitano
negli adulti sensazioni di incapacità e sentimenti di
impotenza.
Ogni bambino venendo al mondo incontra una realtà sconosciuta
ed incontrollabile, i genitori sono un ponte fra la fantasia e la
realtà.
La primitiva paura di separazione può dar luogo ad ansie
abbandoniche (nevrosi) e quindi rendere difficoltoso per il bambino
qualsiasi allontanamento dalle persone o dai luoghi conosciuti;
questo può comportare delle difficoltà più o
meno gravi al momento dell'inserimento nella scuola materna, fino
all'instaurarsi di una vera e propria fobia della scuola.
La paura di separazione, che si sviluppa nel secondo semestre di
vita, può dar luogo alla paura della morte, di essere rapito,
di cadere, oppure alla più generica paura degli "spauracchi",
entità misteriose che possono allontanare dalla famiglia e
dalla casa.
Molti genitori ed educatori fanno ancora ricorso a queste immagini
minacciose per ottenere l'obbedienza del bambino, senza rendersi
conto di come questa "strategia" possa portare il bambino a credere
in mondi immaginari popolati di figure negative e credute reali anche
perché avallate dalle parole dell'adulto.
A volte non comprendiamo fino in fondo quanto le parole possano
incidere sulla mente del bambino, ma non a caso si dice l'UOMO NERO;
é proprio l'indeterminatezza di questa figura, il
colore nero, che dà una sensazione di mistero e solitudine:
NERO come la notte, di cui già il bambino ha terrore.
Nella notte e nel sonno il piccolo vede la separazione dai grandi e
dalla vita, e l'ora di andare a letto annuncia il dover
percorrere la via della solitudine e del buio.
Un'altra espressione é "l'uomo con il sacco", il piccolo
immagina di essere introdotto e rapito, suggerendo l'immagine di una
regressione punitiva, il sacco é ben lontano dalla
protettività rappresentata dal sacco materno.
Il "bau bau", entità senza una definizione ed un contorno
immaginabili, e proprio per questo specchio della vasta
possibilità di fantasie e proiezioni che il bambino può
fare, pronto ad essere utilizzato anche con i più piccoli,
visto che utilizza un linguaggio tipico del-l'infante.
La nostra cultura ci tramanda cantilene, storie, piene di
modalità aggressive nei confronti del bambino, e queste storie
sono ancora oggi uno strumento di violenza, nel senso di violazione
di uno spazio e di una persona ancora incapace di difendersi.
Il bambino fantastica di mostri inglobanti, divoratori, aggressivi,
distruttivi, e tutto questo mentre percorre entro la sua psiche il
cammino di costruzione del suo Io, che passa attraverso
l'elaborazione di sensazioni e sentimenti di separazione,
distruzione, aggressione e riparazione.
Nei periodi successivi della sua infanzia il bambino si
imbatterà naturalmente nel problema della vita e della morte,
tanto da immaginare e temere la morte dei propri cari, e questo
sarà l'espressione sia della paura di abbandono che dei
sentimenti di colpa che il bambino alimenta dentro di sé
provando inconsci bisogni di liberazione.
I genitori sono contemporaneamente fonte di amore e di frustrazione,
sono la realizzazione e l'ostacolo dei propri desideri.
La paura di punizione, già citata porta il bambino a formarsi
immagini distruttive entrando in contatto con la propria
fragilità psichica e fisica. Per non perdere il genitore, il
piccolo soggiace e si adatta mentre decodifica ed interpreta il mondo
a secondo della "versione" che la famiglia gli propone.
Dalla elaborazione di questi temi dipenderà la capacità
di affidarsi, fidarsi ed avere fiducia in sé stessi (2 e 3
anno di vita).
L'adulto é il decodificatore della realtà ed é
importante che tenga il contatto con il reale ed il vero. Le cose di
tutti i giorni sono fonte ti ansia se inserite in un mondo
sconosciuto, e le reali paure come quella dell'acqua, del fuoco, dei
temporali, di alcuni animali, ecc. possono trasformarsi in vero e
proprio terrore, se il mondo interiore del bambino è privo di
nozioni adeguate e di difese.
Il televisore, moderno baby sitter, propone
continuamente immagini terrifiche, reali o imagininarie che
bombardano la psiche dei bambini, nutrendo e rinforzando paure
ataviche. Controlliamo e selezioniamo ciò che i nostri figli
devono e possono guardare.
Il buio, la notte da sempre spaventano l'uomo e da sempre l'uomo
adulto attiva diversi esorcismi per dominare la paura. E' la notte
che, per tutti i bimbi è l'annunciarsi dell'ora di andare a
letto, significa separarsi ed essere soli.
Il fuoco può trasformarsi nel diavolo o nel drago, il
temporale in un mostro grigio e tuonante che lancia saette, gli
animali in essere divoranti ed invadenti.
L'adulto che si ricordi alcuni momenti della propria infanzia, o che
riesca a fantasticare questo mondo bambino, si rende conto di come la
realtà é già abbastanza ricca di spunti
aggressivi per la mente dei piccoli, e che non occorre indurre altre
sollecitazioni a questo proposito.
Un animale feroce é naturalmente induttore di immagini
distruttive che rievocano associazioni di inglobamento che si
riallacciano alla nascita ed al trauma del parto, non occorre che
l'adulto lo utilizzi come modalità terroristica, minacciando
magari di... chiamare il LUPO.
Nelle favole il fanciullo sembra aver trovato il riscatto da tanto
terrore, quando apre la pancia al lupo, o quando sottolinea
l'inadeguatezza dei genitori che, pur sapendo quanti pericoli
nasconde il bosco, continua a mandate i bambini da soli...
Nel mondo simbolico del bambino fa la sua apparizione anche la paura
relativa alla madre buona che si trasforma in madre cattiva, fate e
streghe, maghi ed orchi; dopo tanto impegno dell'eroe le fate vincono
sulle streghe, il bene sul male, così come ogni bambino si
augura di sconfiggere i propri fantasmi.
Anche il tema dell'abbandono ritorna nelle favole e nelle leggende:
Romolo e Remo, Pollicino, la strega di Hansel e Gretel, il bambino
abbandonato incontra o benefattori, la lupa di Romolo e Remo, o
persone cattive ed ingannevoli, la strega che nutre per poi volerli
mangiare.
Ci sarebbe da domandarsi se i bambini credono più alla
generosità degli animali o a quella dei loro simili...
L'adulto deve prendere spunto di riflessione da tutto questo,
comprendere quanto é importante la sua presenza e la sua guida
nel cammino del bambino. Oggi il "genitore terrorizzante" non
é più "di moda", sono sempre più gli adulti che
non parlano più di uomini neri, di bau bau, ecc. ma
sono anche molti i genitori che pretendono dal piccolo
autosufficienza ed autonomia in tempo sempre più brevi.
Il bambino, nella nostra società, é
sempre più frequentemente costretto a tempi lunghi di
solitudine, in unica compagnia del televisore, mentre il genitore
è al lavoro o distante.
E qui ricomincia la storia, con il televisore, sostituto genitoriale,
che propone immagini di mostri, di guerre, ecc. Vengono così
contenuti e repressi i bisogni infantili di amore, affetto,
tenerezza, sessualità, nonché l'esigenza di
attività e movimento, con una conseguente inibizione delle
funzioni che portano all'autonomia ed alla indipendenza di pensiero
ed azione.
Il bambino resta privo di quelle difese che lo rendono capace di
contenere le sue paure, e di superare in modo positivo la sua
infanzia.
Nell'infanzia prima, e poi probabilmente nell'età adulta, quel
bambino ripropone le sue angosce sotto forma di paure a volte anche
singolari.
Alcune paure fisiologiche e non più
comuni:
Paura dell'estraneo
Disturbi del sonno
Paura della scuola
Paura di parlare
Paure notturne
Paure degli animali
Paura degli esami
Paura di castrazione
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