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Indice Cronologico
della Rivista Neopsiche
Indice di Neopsiche
N° 24
L'autrice ha svolto il compito di
Facilitatore nel gruppo di lavoro della Dr.ssa Carla Giovannoli
Vercellino, la cui relazione è contenuta in questo stesso
numero della rivista. Di seguito è una elaborazione personale
dei contenuti del dibattito nel piccolo gruppo.
"Cosa il setting deve
rivedere di se stesso?"
L'intervento di C. Giovannoli Vercellino ha aperto un dibattito
intorno al tema: "Cosa il setting deve rivedere di se stesso?"
Il discorso si articola su alcune considerazioni circa le
modalità di gestire la relazione, per passare a chiedersi: "ma
chi è la persona seduta di fronte a noi?", per giungere,
infine, a preoccuparsi dei principi a cui la Psicoterapia, in quanto
Scienza, deve attenersi.
La relazione, elemento principale del setting, è un processo
dinamico che può essere gestito secondo cinque modalità
diverse (vedi P. Clarkson ): - alleanza, - transfert /
controtransfert, - relazione riparatrice, - relazione da persona a
persona, - relazione transpersonale.
Inoltre. "chi è la persona seduta di fronte a noi?". Essa
stessa è sintesi di più realtà, visto che ogni
fenomeno umano può essere rappresentato con uno schema
policentrico in cui si vede come l'individuo, col suo bagaglio
biologico fa parte, contemporaneamente di più sistemi:
l'ecosistema, la cultura/ la società, il sistema
specie-specifico.
Possiamo allora, considerare la relazione terapeutica come un punto
di una complessa rete di interrelazioni e non più, viceversa,
solo come una relazione lineare?
Ogni sistema a cui appartiene l'uomo influisce, naturalmente, nella
sua vita di tutti i giorni. (Prendiamo, per esempio, in
considerazione, il sistema sociale: la realtà di oggi è
una realtà in continua evoluzione dove scienza e tecnica
unificano la società).
I fenomeni umani, come risulta dallo schema policentrico, sono
fenomeni totali, questa loro caratteristica richiede una
ristrutturazione del sapere?
E la Psicoterapia deve rispondere a esigenze più
universali?
Inoltre la Psicoterapia, come Scienza, deve rispondere ai tre
principi che regolano tutte le Scienze, ed essi sono:
- dialogico (dati contrapposti si rivelano reciprocamente
costitutivi),
- ricorsività
(indistinzione tra causa ed
effetto),
- ologrammatico (è il coappartenersi del tutto e delle parti:
in ogni parte c'è il tutto).
La relazione invita dunque a riflettere sul tema: "Cosa il setting
deve rivedere di se stesso", tenendo presente i seguenti
punti:
La discussione del gruppo di
lavoro
Sono intervenuti i Dott. Giorgio Cavallero, Alfredo Marangon e
Giorgio Piccinino.
I colleghi riportando le loro esperienze, hanno messo in luce diverse
funzionalità che il lavoro terapeutico può
assolvere:
Come possiamo concepire il setting tenendo
presente le funzionalità emerse dalle esperienze lavorative
dei colleghi?
Senz'altro come uno spazio educativo e formativo che aiuta nella
gestione delle emozioni e delle relazioni.
Anche come uno spazio di mediazione per fronteggiare tematiche ampie,
universali. Qui il terapeuta svolge un ruolo di mediatore
dell'universo nella sua totalità, mentre il paziente
può essere osservato nella duplice veste di contenitore e
trasmettitore di realtà diverse (sociali, culturali,
biologiche,), come ecosistema, lui stesso.
La funzione della terapia, in quest'ottica, è una funzione
formativa: il terapeuta, di fronte al disagio esistenziale del
paziente, si pone la seguente domanda: "come fare fronte alla vita
che ci è data con le risorse culturali che abbiamo, di quali
strumenti culturali ci dotiamo?"
Da una parte si potrebbero studiare e fronteggiare tematiche ampie,
universali; dall'altra ampliare l'area di specializzazioni in fatto
di competenze professionali.
Un esempio circa il compito di promuovere la competenza di base nella
gestione delle emozioni, questo compito potrebbe essere gestito da
strutture formative più ampie, cioè strutturate in tal
senso e su vasta scala.
E', dunque, possibile individuare setting diversi a seconda delle
esigenze portate dal paziente e della formulazione degli obiettivi
terapeutici?
Inoltre, un altro grosso punto di riflessione si è focalizzato
sul determinismo storico a cui sembrano essere ancorati alcuni
concetti di Analisi
Transazionale quali il copione, le convinzioni. Questi elementi sono
immutabili nel tempo o possono essere soggetti a delle modificazioni
e quali variabili possono influire su di loro?
Come riformulare i confini del setting in relazione a questa ipotesi
di variabilità nel tempo degli elementi copionali?
In conclusione:
Penso che le riflessioni riportate siano tutte degli stimoli molto
ricchi per dare vita a ricerche nelle seguenti aree:
Notizie
sull'autore:
Luisa
Galleano,
Psicologo, Analista
Transazionale in Supervisione Campo Clinico.
Vive e lavora a Torino, per informazioni e richieste tel. 347
5147161, Via Sarpi 65, 10134 Torino.
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