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Sommario
Indice Cronologico
della Rivista Neopsiche
Indice di Neopsiche
N° 24
Riassunto: Viene preso in esame
l'aspetto relazionale del setting (qui definito come setting
interno), ritenendolo una modalità significativa per
descrivere la reciproca influenza di soggetto e oggetto nella
realizzazione di un incontro terapeutico.
Vengono utilizzati strumenti tipici dell'Analisi Transazionale per
indicare quattro tipi di transfert del paziente e quattro reazioni
transferali del terapeuta distinguibili secondo le modalità a
favore, "con", o a sfavore, "contro", della relazione
interpersonale.
1) Setting interno e
setting esterno
Il setting é un aspetto costitutivo della attività di
psicoterapia.
Vari modelli concordano con questo punto pur nella diversità
delle accezioni sia teoriche che di pratica clinica.
All'interno del setting possiamo distinguere due aspetti. Il primo
é quello che di solito coincide con l'uso consueto del termine
setting e corrisponde agli aspetti materiali quali luogo, tempo,
modalità organizzative ed economiche. Potremmo definirlo il
setting esterno, sottolineando così la sua posizione rispetto
alle persone che vi concorrono.
Il secondo aspetto riguarda gli aspetti relazionali, in genere
indicati in letteratura con i termini di transfert e
controtransfert.
Noi qui ci interessiamo a questa seconda parte del setting, guardiamo
cioè alla sua parte interpersonale, che possiamo definire come
la parte interna del setting.
2) Alcune affermazioni
teoriche di base
In generale ciò che avviene in un incontro terapeutico
é un sottoinsieme (benché arricchito e potenziato)
della struttura esperienziale che si realizza nell'interazione di due
persone. Possiamo rappresentarci in maniera schematica una struttura
di quanto avviene nell'incontro di due persone.

Figura 1. Rappresentazione
schematica del reciproco costituirsi di oggetto e soggetto in un Io e
un Tu
Dal grafico, pur nella sua esagerata semplicità, possiamo
trarre delle indicazioni generali: ciò che avviene
nell'esperienza di Tizio può essere diviso in due ordini di
fatti: un insieme di eventi che vanno a costituire l'Io e un insieme
di eventi che vanno a costituire il mondo esterno tra cui c'é
anche il Tu che corrisponde a Caio. Ciò che qui ci interessa
é che il Tu (Caio) é parte dell'esperienza della
persona (Tizio). Noi siamo abituati a localizzare il Tu nel mondo
esterno rispetto all'Io, e nella maggioranza dei casi abbiamo
ragione.
E' un punto di vista caratteristico della nostra esperienza
quotidiana (il mondo é localizzato fuori di noi) e, in ambito
di psicoterapia, trova il suo esempio più paradigmatico nella
"professione di fede" dei gestaltisti: Io sono io, tu sei tu.....
Tuttavia le cose non vanno sempre così: per esempio per un
Io-mamma il Tu-figlio é da un lato localizzato esternamente ma
dall'altro é parte grandemente costitutiva dell'Io-mamma:
cioè é sia "fuori" che "dentro" rispetto al suo Io. E
ciò succede con qualsiasi esperienza appena significativa per
un qualsiasi Io.
Per consolidare queste affermazioni possiamo esplicitarci brevemente
alcune premesse:
- il primo punto può essere espresso come segue: l'oggetto
é la parte emergente sul piano fenomenico (cioè quello
di cui mi accorgo) di un insieme di condizioni energetiche
sottostanti.
- il secondo afferma: il soggetto é un particolare oggetto e
quindi ne segue che il soggetto é la parte emergente ( da me
e/o da altri avvertita) di un insieme di condizioni di energia.
- una terza affermazione di base dice: nella formazione di un oggetto
parte dell'energia costituisce il soggetto e viceversa, quindi alla
formazione di un oggetto é necessario (e sufficiente) un
soggetto e alla formazione di un soggetto é necessario
l'oggetto.
Queste affermazioni che qui sono indicate in maniera lapidaria in
realtà sono patrimonio della nostra quotidiana esperienza e
possono essere "dimostrate" ed esemplificate (Sambin, 1999).
A noi servono come struttura di base per spiegarci quell'insieme di
reciproci spostamenti di energia (cioè di formazione di
oggetti) che siamo soliti chiamare transfert e controtransfert e che
costituiscono la parte non materiale del setting.
In questo senso allora transfert e controtransfert sono dei termini
tecnici specifici di parte del mondo della psicoterapia (infatti
é un costrutto teorico non universalmente accettato) per
indicare i movimenti di energia che si realizzano nell'incontro con
un altro.
Sono un'etichetta tratta dal linguaggio psicodinamico per indicare
quel fenomeno sottostante che qui abbiamo descritto con termini
(parzialmente metaforici) di: oggetto, soggetto, energia.
3) Tra oggetto e soggetto:
la loro reciproca relazione
Gli aspetti che ora ci interessa sottolineare sono sostanzialmente
due:
Il primo. L'energia sottesa ad un qualsiasi evento non é
presente solo nell'oggetto, ma anche nel soggetto, cioè un
fatto della nostra esperienza é un insieme di condizioni
dinamiche che ha il doppio versante di andare a formare in parte
l'oggetto e in parte il soggetto. Nella consueta formazione degli
oggetti quotidiani, cioè delle cose che popolano la nostra
vita, l'energia costitutiva dell'oggetto e del soggetto é
distribuita in modo da formare principalmente l'oggetto e ben poco il
soggetto. Ad esempio la penna con cui scrivo (costa poco più
di un Euro ed é banalmente rimpiazzabile acquistandone
un'altra uguale presso il cartolaio) non é un oggetto
particolarmente significativo per il mio io.
Ma i fatti non vanno sempre così, ci sono molte altre
situazioni in cui la distribuzione di energia si distribuisce su
ambedue i poli del fenomeno.
Nel caso della semplice penna basterebbe che mi fosse stata regalata
da una persona cara per dare origine ad una diversa relazione
oggetto-soggetto.
Se la perdessi, indipendentemente dal suo valore venale, mi
dispiacerebbe. "Mi dispiacerebbe" é una descrizione mediante
linguaggio quotidiano del fatto che il soggetto-io si sente
parzialmente intaccato dalla perdita dell'oggetto-penna.
Come terapeuti siamo a contatto con oggetti (cioè condizioni
energetiche emergenti) che contribuiscono grandemente alla formazione
del soggetto, e viceversa. E non può essere che così,
il nostro interlocutore ci parla di cose, ma muove energie
costitutive del suo io. Sta a noi non fermarci alle cose.
Facciamo due brevi esempi per capirci: un lutto é un evento
esterno che modifica grandemente le condizioni della mia esperienza,
l'insieme di condizioni a cui attribuiamo il termine di lutto
é da un lato costitutivo di un oggetto esterno: ciò che
é stato perso, e dall'altro é costitutivo della
persona: sono io che sento (più o meno consapevolmente) la
perdita, se non la sentissi non sarebbe una perdita.
Un esempio più felice. Abbiamo vinto al lotto una bella somma
di danaro.
Questo evento anch'esso é un insieme di condizioni che in
parte vanno a costituire l'oggetto e in parte il soggetto. Il danaro
é quell'insieme di energie, in genere materializzate in
biglietti di carta, che costituiscono l'oggetto esterno detto
"vincita al lotto", questo oggetto ha delle conseguenze sul piano del
soggetto e diventa costitutivo del nostro io: siamo meno preoccupati
economicamente, possiamo lavorare meno e dedicare più tempo a
noi stessi, ci sentiamo alleggeriti, possiamo realizzare dei progetti
accantonati, e così via.
Il secondo aspetto che ci interessa sottolineare é legato al
primo; é dato dal fatto che l'altro, il Tu, é
costitutivo dell'Io. Infatti il Tu é un oggetto che compare
nell'esperienza dell'Io e quindi come tale innesca quell'insieme di
processi di distribuzione energetica, or ora visti in generale con le
cose, che da un lato sono costitutivi dell'Io (il soggetto) e
dall'altro del Tu (l'oggetto). Detto così sembra un gioco
logico piuttosto neutro, se però lo trasferiamo nell'ambito
del nostro lavoro ha delle immediate conseguenze: tu sei parte
costitutiva del mio io. L'interessante é che ciò non va
pensato solo a proposito del nostro interlocutore (di solito lo
chiamiamo paziente) ma si applica evidentemente anche a noi
stessi.
Abbiamo imparato a chiamare controtransfert questo secondo insieme di
condizioni del distribuirsi dell'energia messa in atto nell'incontro.
Forse l'importante non é la scelta dei termini quanto
ciò che essi sottendono. Ciò che pare stridere nella
nostra definizione é l'idea del "contro". E' come se
connotassimo negativamente, attribuendolo a presunte inadeguatezze
del nostro interlocutore e proiettandolo su di lui con connotazioni
negative, proprio quel fenomeno che invece é costitutivo del
farsi dell'esperienza in generale e che nel nostro specifico é
un potente strumento, se non lo strumento principale (Strupp, 1998),
dei nostri successi professionali.
Vista la concomitanza e interdipendenza di eventi forse sarebbe
più significativo se lo chiamassimo co-transfert dal momento
che essere contro a qualcuno ci toglie la serenità di capire
quanto gli siamo debitori e quanto ci accomuna, in senso umano in
generale, ma anche in senso di specifica interazione delle nostre
reciproche storie.
Potremo allora dirci senza la difesa attuata dalla
concettualizzazione (l'idea di controtransfert) che l'altro é
per me fonte di energia e quindi come tale contribuisce a
determinarmi. E come ci siamo detti ciò avviene nelle due
direzioni dell'incontro sia per te (paziente) che metti in atto
operazioni verso di me (terapeuta) e viceversa e allo stesso modo per
me che metto in atto operazioni verso di te.
4) Transfert e cotransfert
come elementi del setting interno
Possiamo allora pensare che il termine transfert sia un indicatore
dei movimenti di energia originati principalmente dal nostro
interlocutore qui definito dal ruolo di paziente; e possiamo anche
pensare che il co-transfert sia un termine che sta per quell'insieme
di altri movimenti originati principalmente da noi (qui in veste di
terapeuti) in risposta a quanto il nostro interlocutore sta mettendo
in atto.
Come mai sono costitutivi del setting? La risposta più banale,
e forse tautologica, é perché il setting non é
dato solo da elementi materiali ma da elementi relazionali: oggetti
sorti nell'incontro io-tu.
Per comprendere meglio questo punto ipotizziamo un setting definito
unicamente da aspetti materiali. Figuriamoci momentaneamente che noi
due ci incontriamo tutti i venerdì pomeriggio dalle 16.00 (si
richiede la puntualità) alle 16.50 (é un lasso di tempo
sancito dal nostro accordo e dalla tradizione) che fisicamente ci
disponiamo nella stanza in quel modo lì (molte le varianti) e
che parliamo di te (ma non é detto); bene tutto ciò non
ci dice che stiamo facendo terapia. Abbiamo messo in atto delle
condizioni esterne che sono forse necessarie ma sicuramente non
sufficienti.
Qualcuno di noi, per stanchezza o sostenuto da un credo teorico, a
volte può convincersi che l'adempimento degli aspetti
materiali del setting esaurisca le sue funzioni di terapeuta. E' come
immaginare che una partita di calcio sia data da un campo, una palla,
ventidue giocatori, tre arbitri e un pubblico più o meno
numeroso e nulla più.
Le cose non stanno così. Sulla base di queste condizioni, che
possono realizzarsi in maniera più o meno adeguata (campo non
curato, tempo inclemente, espulsioni dei giocatori, "assenze" degli
arbitri, pubblico non presente), la partita in realtà é
data dallo scambio di forze messo in atto dalle due squadre, ed
é in questo incontro che si realizza il calcio non nelle
condizioni materiali che lo permettono ma non lo determinano. Quante
splendide partite si sono giocate in condizioni non ottimali, e
quanti noiosi incontri pur nel pieno rispetto delle regole del
gioco.
L'uso della metafora denominata "gioco" sembra altamente costitutivo
del setting. Infatti le condizioni materiali permettono la
realizzazione di quello scambio dato all'incontro che le giustifica e
d'altra parte lo scambio giustifica le condizioni materiali e ne
é alimentato. (si veda Modell (1994) e i concetti di livelli
di realtà, cornice, gioco).
Accettare la distinzione del setting in due ordini di fatti, quelli
materiali (esterni) e quelli relazionali (interni), permette di
renderci conto di come diversi modelli teorici o diversi momenti
della stessa pratica clinica portano ad accentuare l'attenzione agli
aspetti materiali o a quelli relazionali. Non é il caso che
facciamo una casistica estesa, é sufficiente delineare i poli
estremi del possibile continuum. Da un lato si situa una posizione
che potremmo definire di rigidità procedurale: l'attenzione al
setting é rivolta tutta agli aspetti materiali, esterni,
organizzativi, che vengono sentiti come condizioni imprescindibili e
la cui assenza squalifica le altre operazioni; o addirittura si
ritiene che le operazioni terapeutiche consistano nel mantenere un
setting e che il mantenimento é già di per sé
terapeutico. Dal lato opposto possiamo ipotizzare una posizione di
"temerarietà relazionale" in cui l'incontro avviene "a mani
nude" senza la protezione del setting materiale ritenuto uno schermo
che disturba la spontaneità dell'incontro, che differenzia le
persone relegandole in ruoli di diversa dignità, che ostacola
la realizzazione dello scambio.
Da come ci stiamo dicendo le cose sembra ovvio che in medio stat
virtus. Ma dove é il medio? Quale é la proporzione di
attenzione da prestare ai due ordini di setting? Un'altra cosa sembra
ovvia: non c'é una ricetta univoca.
A seconda del tipo di energie messe in atto dal nostro interlocutore
la nostra attenzione si sposterà da un ordine di fatti ad un
altro. Ci sono situazioni in cui il tranquillo realizzarsi delle
condizioni di setting, permette di concentrarsi sugli aspetti interni
e quindi possiamo "ignorare" quelli esterni, e d'altro lato ci sono
altre situazioni in cui parte dello scambio passa attraverso gli
aspetti esterni e "ignorarli" non permetterebbe un proseguire
dell'interazione tra i due interlocutori. Oppure possiamo immaginare
situazioni in cui si deve far la spola tra aspetti materiali e
relazionali gli uni presentandosi negli altri: attentati al setting
per mandare messaggi relazionali da un lato, e dall'altro obbedienza
materiale alle regole ma loro serrata discussione sul piano
verbale.
5) Il contributo all'A.T.
nella definizione del setting interno
Al paragrafo precedente ci siamo detti che é costitutivo del
setting l'aspetto relazionale descrivendolo come uno scambio di
energie che determina l'Io e il tu (nei due sensi).
Rispetto a questo punto l'A.T. può fornirci degli strumenti
concettuali particolarmente efficaci per definire le modalità
di questo scambio.
Possiamo rifarci alla classificazione di transfert e controtransfert
della Clarkson (1992) ed illustrarla attraverso gli stati dell'io del
paziente e del terapeuta. In questa chiave di lettura gli stati
dell'io diventano efficaci descrittori di modalità di
strutturare lo scambio che avviene nell'incontro terapeutico.
Non ripercorriamo nel dettaglio la articolata catalogazione di
transfert e controtransfert proposti dalla Clarkson piuttosto la
rileggiamo nella sua struttura. Possiamo individuare gli stati
dell'io da cui i movimenti transferali e co-transferali sono messi in
atto e gli stati dell'io a cui sono rivolti, e possiamo inoltre
introdurre una differenziazione a seconda del tipo di movimento
attuato: concorde o in opposizione.
Con queste modalità di descrizione si possono classificare in
maniera molto articolata il tipo di scambi (energie, formazione
d'oggetto) messi in atto.
La Clarkson descrive quattro fondamentali tipi di transfert da parte
del paziente: complementare, concordante, distruttivo, facilitante.
Possiamo schematizzarli nel modo seguente.
Il primo quello complementare é legato sostanzialmente ad
aspetti proiettivi. Può essere descritto in termini A.T.
mediante stati dell'Io e transazioni. Come in figura 2 e può
essere esemplificato da un paziente che si attende di essere trattato
come lo trattavano i suoi genitori (simbiosi di I° grado di B e
G)

Figura 2. Rappresentazione di un
transfert complementare (simbiosi di I° grado)
Un altro modo di mettere in atto un transfert complementare é
indicato in figura 3 e può essere mostrato da un paziente che
si fa carico delle parti B del terapeuta (simbiosi di II°
grado)

Figura 3. Rappresentazione di un
transfert complementare (simbiosi di II° grado)
Il secondo tipo di transfert quello concordante é legato ad
operazioni di tipo proiettivo-identificatorio può essere
anch'esso descritto da una simbiosi di II° grado ed é
esemplificato mediante un paziente il quale immagina che anche il
terapeuta senta quello che sente lui.

Figura 4. Rappresentazione di un
transfert concordante
Nei tipi di transfert finora visti di solito é attivato
abbastanza Adulto e Genitore Normativo Positivo da permettere che le
condizioni materiali del setting (setting esterno) rimangano intatte
o solo marginalmente compromesse.
Il transfert di tipo distruttivo può essere descritto in
termini strutturali mediante uno stato dell'io B esclusore per un
periodo più o meno esteso mentre sul piano transazionale
può essere mostrato da un gioco pesante. Ad esempio il
paziente arriva costantemente in ritardo, o con grande anticipo,
dimentica gli appuntamenti, non ricorda o rispetta gli accordi
economici.

Figura 5. Rappresentazione di un
transfert distruttivo
Come si può intuire l'Adulto é fortemente contaminato
se non del tutto escluso.
Il quarto tipo di transfert é indicato con il termine di
facilitante e rispecchia tutte quelle situazioni in cui l'aspetto
transferale é sinergico al buon funzionamento del processo di
terapia. Può essere rappresentato dal fatto che il Paziente si
sceglie un terapeuta che gli piace perché ha una
modalità di operare che sente a lui consona.
(Vedi figura 6)
In questo caso il transfert é rappresentabile come una
relazione a partire dall'Adulto (integrato da Ethos e Pathos)
poiché l'aspetto transferale non é tanto difensivo
(proietto o mi identifico) quanto piuttosto é arricchente il
processo.
Quanto ci siamo finora detti é un modo un

Figura 6. Rappresentazione di un
transfert facilitante
pò più articolato, ma evidentemente ancora schematico,
per definire il tipo di energie messe in atto nella parte relazionale
del setting.
Per gli "assiomi" indicati all'inizio di questo scritto la messa in
atto di energia da parte del paziente (transfert) é
costitutiva sia del paziente che del terapeuta e quindi a sua volta
innesca dei processi di messa in atto di energia da parte del
terapeuta. E' ciò che in letteratura chiamiamo controtransfert
anche se, come ci siamo detti, non é "contro" ma "con".
Perciò alla classificazione quadripartita del transfert
può rispondere una classificazione quadripartita del
co-transfert.
E quindi potremmo ridescrivere mediante gli stessi strumenti di
Analisi Transazionale le operazioni messe in atto dal terapeuta.
Forse possiamo anche fare qualcosa in più e cioè
rappresentarci contemporaneamente sia movimenti di co-transfert sia
di transfert del terapeuta, cioè di reazioni del terapeuta che
nascono dalla sua storia personale e che risultano inadeguate al buon
andamento della coppia. E queste sono le energie che possono essere
etichettate con il termine di "contro".
Co-transfert complementare
del terapeuta.
Le reazioni del terapeuta ad un transfert complementare rappresentato
da una simbiosi di I° grado sono quelle di sentirsi attivato nel
Genitore. La risposta di co-transfert (positivo) é quella di
avere reazioni di tipo Genitore Affettivo sotto il controllo
dell'Adulto; per esempio essere consapevoli della richiesta
simbiotica e saperla gestire (dalla accettazione via via fino al
confronto). La risposta di transfert del terapeuta (quella "contro")
consiste nel "metterci del suo", cioè di essere agganciato o
infastidito dalla richiesta di aiuto giudicata come disfunzionale,
mentre in realtà quello che é disfunzionale é
l'assenza di Adulto (consapevolezza) del terapeuta.
In un transfert complementare descrivibile mediante una simbiosi di
II° grado ad essere attivato é lo stato dell'io Bambino
del terapeuta.
Anche in questo caso le reazioni possono essere "con" o "contro". Nel
primo caso il terapeuta é consapevole del tipo di energia
messa in atto dal suo interlocutore e quindi adotta una strategia di
risposta funzionale per la gestione del transfert del paziente
(ancora sinteticamente descrivibile mediante il continuum che dalla
accettazione si estende al confronto). Nel secondo caso, quello
"contro", il terapeuta "sfrutta" l'offerta di energia fornita dal suo
interlocutore per fini di soddisfazione personale; il "contro"
consiste nel non restituire l'energia profferta benché
transferalmente.
Movimenti transferali
concordanti del terapeuta.
Anche nel caso di un transfert concordante possiamo individuare due
movimenti di risposta da parte del terapeuta.
Può rispondere alla identificazione a sua volta
identificandosi; si tratta di un "contro" che deriva da collusione.
In termini di Analisi Transazionale diremmo che ha messo in atto
senza accorgersene il suo Bambino Adattato, probabilmente
contaminante: l'Adulto viene offuscato dal bisogno personale immesso
nella relazione terapeutica. Invece in una risposta "con" il
terapeuta riesce a gestire la situazione in termini più
consapevoli (A) e non si fa prendere dal desiderio di "vicinanza" o
"identificazione" innescato dall'interlocutore (è
decontaminato dall'illusione e perciò non collude con
l'illusione del paziente).
Movimenti transferali del
terapeuta ad un transfert distruttivo del paziente.
Possiamo nuovamente distinguere le due modalità "con" e
"contro". Il terapeuta che ha un co-transfert ad un transfert
distruttivo "non sta al gioco" o ci sta il minimo indispensabile per
agganciare il suo interlocutore; la consapevolezza Adulta é
tanto più difficile da realizzare quanta più energia
viene messa da parte del paziente nella sua distruttività. Si
può pensare che un terapeuta tirato a cimento a lungo possa
accusare qualche smagliatura e non avere solo risposte "con" ma anche
qualcuna "contro": può mettere in atto comportamenti a partire
da un Genitore sadico (Ti ho beccato), entrare in simbiosi
competitiva con lo stato dell'io Bambino (arriva in ritardo alla
seduta) oppure mettere in atto un qualche comportamento passivo
(svaluto le tue risorse e mi metto in attesa che qualcosa cambi).
Movimenti transferali
sinergici.
A differenza del caso precedente in cui rimanere in un movimento
transferale di tipo "con" richiedeva molto impegno da parte del
terapeuta, in questo caso i compiti co-transferali sono molto
più semplici. L'energia messa in atto dal paziente é
già di ordine principalmente Adulto e quindi é
più facile il compito del terapeuta: riconoscere le scelte del
paziente e assecondare lo scambio energetico; possiamo infatti
verosimilmente pensare che si tratti di una sequenza di transazioni
parallele con il sé reale nell'Adulto.
Ben più difficile che il terapeuta possa mettere in atto
movimenti transferali di tipo "contro"; dovrebbe "incrociare" le
transazioni con tale energia da scombinare delle condizioni
favorevoli.
Non é facile pensare a delle situazioni esemplificative: uno
stress improvviso per il terapeuta, o un errore da parte del paziente
che ipotizzava di incontrare un certo tipo di terapeuta e che invece
se ne trova di fronte un'altro.
6) Note
conclusive
Il breve percorso qui indicato ci permette di osservare come ad un
aspetto di setting esterno si possa affiancare quello di un setting
interno.
Mentre il primo è ben noto il secondo viene descritto in
questo scritto mediante i termini di transfert e co-controtransfert.
Abbiamo preferito descrivere transfert e co-controtransfert secondo
facendo ricorso a descrizioni che utilizzano gli strumenti
concettuali dell'Analisi Transazionale. Sia la casistica dei
movimenti transferali che la loro descrizione in termini di Analisi
transazionale sono indicative, danno cioè una mappa ma non
sono tutto il reale osservabile, né quelli utilizzati sono gli
unici strumenti possibili (ad esempio si può descrivere il
reciproco movimento di energie tra i due (o più) interlocutori
facendo ricorso al concetto di "potere" nella relazione, si veda
Whitecomb, 1998).
Quindi la nostra descrizione del setting interno non è l'unica
possibile, e sicuramente può essere migliorata. Il suo aspetto
utile è quello di metterci sull'avviso rispetto al tipo di
movimenti interpersonali che possiamo attenderci in una relazione
terapeutica; di farci capire quali vanno decisamente rifiutati; di
attivarci per mettere in atto quelle attenzioni che ci sono richieste
per far sì che il nostro incontro con l'altro non sia
sostenuto solo da condizioni materiali, ma realizzi anche una
struttura di relazione significativa.
In genere "con" prevede protezione, consapevolezza, utilizzazione
delle risorse messe in atto (comunque siano messe in atto); "contro"
è al di fuori dell'interazione con l'interlocutore, è
l'immissione di un pezzo di storia del terapeuta secondo
modalità disfunzionali rispetto all'obiettivo.
Il criterio finale, qualunque sia il descrittore, è il
cambiamento messo in atto. A questo cambiamento concorrono in modo
significativo sia il setting interno che quello esterno.
Bibliografia
Notizie
sull'autore:
Marco
Sambin,
Psicoterapeuta, PTSTA,
Vicepresidente ITAA, lavora al Centro di Psicologia e Analisi
Transazionale di Milano e presso l'Università di Padova dove
é Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicologia
Clinica.
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