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Indice Cronologico della Rivista Neopsiche
Indice di Neopsiche N° 24

Aspetti di relazione nel setting
Marco Sambin

Riassunto: Viene preso in esame l'aspetto relazionale del setting (qui definito come setting interno), ritenendolo una modalità significativa per descrivere la reciproca influenza di soggetto e oggetto nella realizzazione di un incontro terapeutico.
Vengono utilizzati strumenti tipici dell'Analisi Transazionale per indicare quattro tipi di transfert del paziente e quattro reazioni transferali del terapeuta distinguibili secondo le modalità a favore, "con", o a sfavore, "contro", della relazione interpersonale.


1) Setting interno e setting esterno

Il setting é un aspetto costitutivo della attività di psicoterapia.
Vari modelli concordano con questo punto pur nella diversità delle accezioni sia teoriche che di pratica clinica.
All'interno del setting possiamo distinguere due aspetti. Il primo é quello che di solito coincide con l'uso consueto del termine setting e corrisponde agli aspetti materiali quali luogo, tempo, modalità organizzative ed economiche. Potremmo definirlo il setting esterno, sottolineando così la sua posizione rispetto alle persone che vi concorrono.
Il secondo aspetto riguarda gli aspetti relazionali, in genere indicati in letteratura con i termini di transfert e controtransfert.
Noi qui ci interessiamo a questa seconda parte del setting, guardiamo cioè alla sua parte interpersonale, che possiamo definire come la parte interna del setting.

2) Alcune affermazioni teoriche di base

In generale ciò che avviene in un incontro terapeutico é un sottoinsieme (benché arricchito e potenziato) della struttura esperienziale che si realizza nell'interazione di due persone. Possiamo rappresentarci in maniera schematica una struttura di quanto avviene nell'incontro di due persone.

Figura 1. Rappresentazione schematica del reciproco costituirsi di oggetto e soggetto in un Io e un Tu

Dal grafico, pur nella sua esagerata semplicità, possiamo trarre delle indicazioni generali: ciò che avviene nell'esperienza di Tizio può essere diviso in due ordini di fatti: un insieme di eventi che vanno a costituire l'Io e un insieme di eventi che vanno a costituire il mondo esterno tra cui c'é anche il Tu che corrisponde a Caio. Ciò che qui ci interessa é che il Tu (Caio) é parte dell'esperienza della persona (Tizio). Noi siamo abituati a localizzare il Tu nel mondo esterno rispetto all'Io, e nella maggioranza dei casi abbiamo ragione.
E' un punto di vista caratteristico della nostra esperienza quotidiana (il mondo é localizzato fuori di noi) e, in ambito di psicoterapia, trova il suo esempio più paradigmatico nella "professione di fede" dei gestaltisti: Io sono io, tu sei tu.....
Tuttavia le cose non vanno sempre così: per esempio per un Io-mamma il Tu-figlio é da un lato localizzato esternamente ma dall'altro é parte grandemente costitutiva dell'Io-mamma: cioè é sia "fuori" che "dentro" rispetto al suo Io. E ciò succede con qualsiasi esperienza appena significativa per un qualsiasi Io.
Per consolidare queste affermazioni possiamo esplicitarci brevemente alcune premesse:
- il primo punto può essere espresso come segue: l'oggetto é la parte emergente sul piano fenomenico (cioè quello di cui mi accorgo) di un insieme di condizioni energetiche sottostanti.
- il secondo afferma: il soggetto é un particolare oggetto e quindi ne segue che il soggetto é la parte emergente ( da me e/o da altri avvertita) di un insieme di condizioni di energia.
- una terza affermazione di base dice: nella formazione di un oggetto parte dell'energia costituisce il soggetto e viceversa, quindi alla formazione di un oggetto é necessario (e sufficiente) un soggetto e alla formazione di un soggetto é necessario l'oggetto.
Queste affermazioni che qui sono indicate in maniera lapidaria in realtà sono patrimonio della nostra quotidiana esperienza e possono essere "dimostrate" ed esemplificate (Sambin, 1999).
A noi servono come struttura di base per spiegarci quell'insieme di reciproci spostamenti di energia (cioè di formazione di oggetti) che siamo soliti chiamare transfert e controtransfert e che costituiscono la parte non materiale del setting.
In questo senso allora transfert e controtransfert sono dei termini tecnici specifici di parte del mondo della psicoterapia (infatti é un costrutto teorico non universalmente accettato) per indicare i movimenti di energia che si realizzano nell'incontro con un altro.
Sono un'etichetta tratta dal linguaggio psicodinamico per indicare quel fenomeno sottostante che qui abbiamo descritto con termini (parzialmente metaforici) di: oggetto, soggetto, energia.

3) Tra oggetto e soggetto: la loro reciproca relazione

Gli aspetti che ora ci interessa sottolineare sono sostanzialmente due:
Il primo. L'energia sottesa ad un qualsiasi evento non é presente solo nell'oggetto, ma anche nel soggetto, cioè un fatto della nostra esperienza é un insieme di condizioni dinamiche che ha il doppio versante di andare a formare in parte l'oggetto e in parte il soggetto. Nella consueta formazione degli oggetti quotidiani, cioè delle cose che popolano la nostra vita, l'energia costitutiva dell'oggetto e del soggetto é distribuita in modo da formare principalmente l'oggetto e ben poco il soggetto. Ad esempio la penna con cui scrivo (costa poco più di un Euro ed é banalmente rimpiazzabile acquistandone un'altra uguale presso il cartolaio) non é un oggetto particolarmente significativo per il mio io.
Ma i fatti non vanno sempre così, ci sono molte altre situazioni in cui la distribuzione di energia si distribuisce su ambedue i poli del fenomeno.
Nel caso della semplice penna basterebbe che mi fosse stata regalata da una persona cara per dare origine ad una diversa relazione oggetto-soggetto.
Se la perdessi, indipendentemente dal suo valore venale, mi dispiacerebbe. "Mi dispiacerebbe" é una descrizione mediante linguaggio quotidiano del fatto che il soggetto-io si sente parzialmente intaccato dalla perdita dell'oggetto-penna.
Come terapeuti siamo a contatto con oggetti (cioè condizioni energetiche emergenti) che contribuiscono grandemente alla formazione del soggetto, e viceversa. E non può essere che così, il nostro interlocutore ci parla di cose, ma muove energie costitutive del suo io. Sta a noi non fermarci alle cose.
Facciamo due brevi esempi per capirci: un lutto é un evento esterno che modifica grandemente le condizioni della mia esperienza, l'insieme di condizioni a cui attribuiamo il termine di lutto é da un lato costitutivo di un oggetto esterno: ciò che é stato perso, e dall'altro é costitutivo della persona: sono io che sento (più o meno consapevolmente) la perdita, se non la sentissi non sarebbe una perdita.
Un esempio più felice. Abbiamo vinto al lotto una bella somma di danaro.
Questo evento anch'esso é un insieme di condizioni che in parte vanno a costituire l'oggetto e in parte il soggetto. Il danaro é quell'insieme di energie, in genere materializzate in biglietti di carta, che costituiscono l'oggetto esterno detto "vincita al lotto", questo oggetto ha delle conseguenze sul piano del soggetto e diventa costitutivo del nostro io: siamo meno preoccupati economicamente, possiamo lavorare meno e dedicare più tempo a noi stessi, ci sentiamo alleggeriti, possiamo realizzare dei progetti accantonati, e così via.
Il secondo aspetto che ci interessa sottolineare é legato al primo; é dato dal fatto che l'altro, il Tu, é costitutivo dell'Io. Infatti il Tu é un oggetto che compare nell'esperienza dell'Io e quindi come tale innesca quell'insieme di processi di distribuzione energetica, or ora visti in generale con le cose, che da un lato sono costitutivi dell'Io (il soggetto) e dall'altro del Tu (l'oggetto). Detto così sembra un gioco logico piuttosto neutro, se però lo trasferiamo nell'ambito del nostro lavoro ha delle immediate conseguenze: tu sei parte costitutiva del mio io. L'interessante é che ciò non va pensato solo a proposito del nostro interlocutore (di solito lo chiamiamo paziente) ma si applica evidentemente anche a noi stessi.
Abbiamo imparato a chiamare controtransfert questo secondo insieme di condizioni del distribuirsi dell'energia messa in atto nell'incontro. Forse l'importante non é la scelta dei termini quanto ciò che essi sottendono. Ciò che pare stridere nella nostra definizione é l'idea del "contro". E' come se connotassimo negativamente, attribuendolo a presunte inadeguatezze del nostro interlocutore e proiettandolo su di lui con connotazioni negative, proprio quel fenomeno che invece é costitutivo del farsi dell'esperienza in generale e che nel nostro specifico é un potente strumento, se non lo strumento principale (Strupp, 1998), dei nostri successi professionali.
Vista la concomitanza e interdipendenza di eventi forse sarebbe più significativo se lo chiamassimo co-transfert dal momento che essere contro a qualcuno ci toglie la serenità di capire quanto gli siamo debitori e quanto ci accomuna, in senso umano in generale, ma anche in senso di specifica interazione delle nostre reciproche storie.
Potremo allora dirci senza la difesa attuata dalla concettualizzazione (l'idea di controtransfert) che l'altro é per me fonte di energia e quindi come tale contribuisce a determinarmi. E come ci siamo detti ciò avviene nelle due direzioni dell'incontro sia per te (paziente) che metti in atto operazioni verso di me (terapeuta) e viceversa e allo stesso modo per me che metto in atto operazioni verso di te.

4) Transfert e cotransfert come elementi del setting interno

Possiamo allora pensare che il termine transfert sia un indicatore dei movimenti di energia originati principalmente dal nostro interlocutore qui definito dal ruolo di paziente; e possiamo anche pensare che il co-transfert sia un termine che sta per quell'insieme di altri movimenti originati principalmente da noi (qui in veste di terapeuti) in risposta a quanto il nostro interlocutore sta mettendo in atto.
Come mai sono costitutivi del setting? La risposta più banale, e forse tautologica, é perché il setting non é dato solo da elementi materiali ma da elementi relazionali: oggetti sorti nell'incontro io-tu.
Per comprendere meglio questo punto ipotizziamo un setting definito unicamente da aspetti materiali. Figuriamoci momentaneamente che noi due ci incontriamo tutti i venerdì pomeriggio dalle 16.00 (si richiede la puntualità) alle 16.50 (é un lasso di tempo sancito dal nostro accordo e dalla tradizione) che fisicamente ci disponiamo nella stanza in quel modo lì (molte le varianti) e che parliamo di te (ma non é detto); bene tutto ciò non ci dice che stiamo facendo terapia. Abbiamo messo in atto delle condizioni esterne che sono forse necessarie ma sicuramente non sufficienti.
Qualcuno di noi, per stanchezza o sostenuto da un credo teorico, a volte può convincersi che l'adempimento degli aspetti materiali del setting esaurisca le sue funzioni di terapeuta. E' come immaginare che una partita di calcio sia data da un campo, una palla, ventidue giocatori, tre arbitri e un pubblico più o meno numeroso e nulla più.
Le cose non stanno così. Sulla base di queste condizioni, che possono realizzarsi in maniera più o meno adeguata (campo non curato, tempo inclemente, espulsioni dei giocatori, "assenze" degli arbitri, pubblico non presente), la partita in realtà é data dallo scambio di forze messo in atto dalle due squadre, ed é in questo incontro che si realizza il calcio non nelle condizioni materiali che lo permettono ma non lo determinano. Quante splendide partite si sono giocate in condizioni non ottimali, e quanti noiosi incontri pur nel pieno rispetto delle regole del gioco.
L'uso della metafora denominata "gioco" sembra altamente costitutivo del setting. Infatti le condizioni materiali permettono la realizzazione di quello scambio dato all'incontro che le giustifica e d'altra parte lo scambio giustifica le condizioni materiali e ne é alimentato. (si veda Modell (1994) e i concetti di livelli di realtà, cornice, gioco).
Accettare la distinzione del setting in due ordini di fatti, quelli materiali (esterni) e quelli relazionali (interni), permette di renderci conto di come diversi modelli teorici o diversi momenti della stessa pratica clinica portano ad accentuare l'attenzione agli aspetti materiali o a quelli relazionali. Non é il caso che facciamo una casistica estesa, é sufficiente delineare i poli estremi del possibile continuum. Da un lato si situa una posizione che potremmo definire di rigidità procedurale: l'attenzione al setting é rivolta tutta agli aspetti materiali, esterni, organizzativi, che vengono sentiti come condizioni imprescindibili e la cui assenza squalifica le altre operazioni; o addirittura si ritiene che le operazioni terapeutiche consistano nel mantenere un setting e che il mantenimento é già di per sé terapeutico. Dal lato opposto possiamo ipotizzare una posizione di "temerarietà relazionale" in cui l'incontro avviene "a mani nude" senza la protezione del setting materiale ritenuto uno schermo che disturba la spontaneità dell'incontro, che differenzia le persone relegandole in ruoli di diversa dignità, che ostacola la realizzazione dello scambio.
Da come ci stiamo dicendo le cose sembra ovvio che in medio stat virtus. Ma dove é il medio? Quale é la proporzione di attenzione da prestare ai due ordini di setting? Un'altra cosa sembra ovvia: non c'é una ricetta univoca.
A seconda del tipo di energie messe in atto dal nostro interlocutore la nostra attenzione si sposterà da un ordine di fatti ad un altro. Ci sono situazioni in cui il tranquillo realizzarsi delle condizioni di setting, permette di concentrarsi sugli aspetti interni e quindi possiamo "ignorare" quelli esterni, e d'altro lato ci sono altre situazioni in cui parte dello scambio passa attraverso gli aspetti esterni e "ignorarli" non permetterebbe un proseguire dell'interazione tra i due interlocutori. Oppure possiamo immaginare situazioni in cui si deve far la spola tra aspetti materiali e relazionali gli uni presentandosi negli altri: attentati al setting per mandare messaggi relazionali da un lato, e dall'altro obbedienza materiale alle regole ma loro serrata discussione sul piano verbale.

5) Il contributo all'A.T. nella definizione del setting interno

Al paragrafo precedente ci siamo detti che é costitutivo del setting l'aspetto relazionale descrivendolo come uno scambio di energie che determina l'Io e il tu (nei due sensi).
Rispetto a questo punto l'A.T. può fornirci degli strumenti concettuali particolarmente efficaci per definire le modalità di questo scambio.
Possiamo rifarci alla classificazione di transfert e controtransfert della Clarkson (1992) ed illustrarla attraverso gli stati dell'io del paziente e del terapeuta. In questa chiave di lettura gli stati dell'io diventano efficaci descrittori di modalità di strutturare lo scambio che avviene nell'incontro terapeutico.
Non ripercorriamo nel dettaglio la articolata catalogazione di transfert e controtransfert proposti dalla Clarkson piuttosto la rileggiamo nella sua struttura. Possiamo individuare gli stati dell'io da cui i movimenti transferali e co-transferali sono messi in atto e gli stati dell'io a cui sono rivolti, e possiamo inoltre introdurre una differenziazione a seconda del tipo di movimento attuato: concorde o in opposizione.
Con queste modalità di descrizione si possono classificare in maniera molto articolata il tipo di scambi (energie, formazione d'oggetto) messi in atto.
La Clarkson descrive quattro fondamentali tipi di transfert da parte del paziente: complementare, concordante, distruttivo, facilitante. Possiamo schematizzarli nel modo seguente.
Il primo quello complementare é legato sostanzialmente ad aspetti proiettivi. Può essere descritto in termini A.T. mediante stati dell'Io e transazioni. Come in figura 2 e può essere esemplificato da un paziente che si attende di essere trattato come lo trattavano i suoi genitori (simbiosi di I° grado di B e G)


Figura 2. Rappresentazione di un transfert complementare (simbiosi di I° grado)


Un altro modo di mettere in atto un transfert complementare é indicato in figura 3 e può essere mostrato da un paziente che si fa carico delle parti B del terapeuta (simbiosi di II° grado)


Figura 3. Rappresentazione di un transfert complementare (simbiosi di II° grado)

Il secondo tipo di transfert quello concordante é legato ad operazioni di tipo proiettivo-identificatorio può essere anch'esso descritto da una simbiosi di II° grado ed é esemplificato mediante un paziente il quale immagina che anche il terapeuta senta quello che sente lui.


Figura 4. Rappresentazione di un transfert concordante

Nei tipi di transfert finora visti di solito é attivato abbastanza Adulto e Genitore Normativo Positivo da permettere che le condizioni materiali del setting (setting esterno) rimangano intatte o solo marginalmente compromesse.
Il transfert di tipo distruttivo può essere descritto in termini strutturali mediante uno stato dell'io B esclusore per un periodo più o meno esteso mentre sul piano transazionale può essere mostrato da un gioco pesante. Ad esempio il paziente arriva costantemente in ritardo, o con grande anticipo, dimentica gli appuntamenti, non ricorda o rispetta gli accordi economici.


Figura 5. Rappresentazione di un transfert distruttivo

Come si può intuire l'Adulto é fortemente contaminato se non del tutto escluso.
Il quarto tipo di transfert é indicato con il termine di facilitante e rispecchia tutte quelle situazioni in cui l'aspetto transferale é sinergico al buon funzionamento del processo di terapia. Può essere rappresentato dal fatto che il Paziente si sceglie un terapeuta che gli piace perché ha una modalità di operare che sente a lui consona.
(Vedi figura 6)
In questo caso il transfert é rappresentabile come una relazione a partire dall'Adulto (integrato da Ethos e Pathos) poiché l'aspetto transferale non é tanto difensivo (proietto o mi identifico) quanto piuttosto é arricchente il processo.
Quanto ci siamo finora detti é un modo un


Figura 6. Rappresentazione di un transfert facilitante

pò più articolato, ma evidentemente ancora schematico, per definire il tipo di energie messe in atto nella parte relazionale del setting.
Per gli "assiomi" indicati all'inizio di questo scritto la messa in atto di energia da parte del paziente (transfert) é costitutiva sia del paziente che del terapeuta e quindi a sua volta innesca dei processi di messa in atto di energia da parte del terapeuta. E' ciò che in letteratura chiamiamo controtransfert anche se, come ci siamo detti, non é "contro" ma "con".
Perciò alla classificazione quadripartita del transfert può rispondere una classificazione quadripartita del co-transfert.
E quindi potremmo ridescrivere mediante gli stessi strumenti di Analisi Transazionale le operazioni messe in atto dal terapeuta. Forse possiamo anche fare qualcosa in più e cioè rappresentarci contemporaneamente sia movimenti di co-transfert sia di transfert del terapeuta, cioè di reazioni del terapeuta che nascono dalla sua storia personale e che risultano inadeguate al buon andamento della coppia. E queste sono le energie che possono essere etichettate con il termine di "contro".

Co-transfert complementare del terapeuta.

Le reazioni del terapeuta ad un transfert complementare rappresentato da una simbiosi di I° grado sono quelle di sentirsi attivato nel Genitore. La risposta di co-transfert (positivo) é quella di avere reazioni di tipo Genitore Affettivo sotto il controllo dell'Adulto; per esempio essere consapevoli della richiesta simbiotica e saperla gestire (dalla accettazione via via fino al confronto). La risposta di transfert del terapeuta (quella "contro") consiste nel "metterci del suo", cioè di essere agganciato o infastidito dalla richiesta di aiuto giudicata come disfunzionale, mentre in realtà quello che é disfunzionale é l'assenza di Adulto (consapevolezza) del terapeuta.
In un transfert complementare descrivibile mediante una simbiosi di II° grado ad essere attivato é lo stato dell'io Bambino del terapeuta.
Anche in questo caso le reazioni possono essere "con" o "contro". Nel primo caso il terapeuta é consapevole del tipo di energia messa in atto dal suo interlocutore e quindi adotta una strategia di risposta funzionale per la gestione del transfert del paziente (ancora sinteticamente descrivibile mediante il continuum che dalla accettazione si estende al confronto). Nel secondo caso, quello "contro", il terapeuta "sfrutta" l'offerta di energia fornita dal suo interlocutore per fini di soddisfazione personale; il "contro" consiste nel non restituire l'energia profferta benché transferalmente.

Movimenti transferali concordanti del terapeuta.

Anche nel caso di un transfert concordante possiamo individuare due movimenti di risposta da parte del terapeuta.
Può rispondere alla identificazione a sua volta identificandosi; si tratta di un "contro" che deriva da collusione. In termini di Analisi Transazionale diremmo che ha messo in atto senza accorgersene il suo Bambino Adattato, probabilmente contaminante: l'Adulto viene offuscato dal bisogno personale immesso nella relazione terapeutica. Invece in una risposta "con" il terapeuta riesce a gestire la situazione in termini più consapevoli (A) e non si fa prendere dal desiderio di "vicinanza" o "identificazione" innescato dall'interlocutore (è decontaminato dall'illusione e perciò non collude con l'illusione del paziente).

Movimenti transferali del terapeuta ad un transfert distruttivo del paziente.

Possiamo nuovamente distinguere le due modalità "con" e "contro". Il terapeuta che ha un co-transfert ad un transfert distruttivo "non sta al gioco" o ci sta il minimo indispensabile per agganciare il suo interlocutore; la consapevolezza Adulta é tanto più difficile da realizzare quanta più energia viene messa da parte del paziente nella sua distruttività. Si può pensare che un terapeuta tirato a cimento a lungo possa accusare qualche smagliatura e non avere solo risposte "con" ma anche qualcuna "contro": può mettere in atto comportamenti a partire da un Genitore sadico (Ti ho beccato), entrare in simbiosi competitiva con lo stato dell'io Bambino (arriva in ritardo alla seduta) oppure mettere in atto un qualche comportamento passivo (svaluto le tue risorse e mi metto in attesa che qualcosa cambi).

Movimenti transferali sinergici.

A differenza del caso precedente in cui rimanere in un movimento transferale di tipo "con" richiedeva molto impegno da parte del terapeuta, in questo caso i compiti co-transferali sono molto più semplici. L'energia messa in atto dal paziente é già di ordine principalmente Adulto e quindi é più facile il compito del terapeuta: riconoscere le scelte del paziente e assecondare lo scambio energetico; possiamo infatti verosimilmente pensare che si tratti di una sequenza di transazioni parallele con il sé reale nell'Adulto.
Ben più difficile che il terapeuta possa mettere in atto movimenti transferali di tipo "contro"; dovrebbe "incrociare" le transazioni con tale energia da scombinare delle condizioni favorevoli.
Non é facile pensare a delle situazioni esemplificative: uno stress improvviso per il terapeuta, o un errore da parte del paziente che ipotizzava di incontrare un certo tipo di terapeuta e che invece se ne trova di fronte un'altro.

6) Note conclusive

Il breve percorso qui indicato ci permette di osservare come ad un aspetto di setting esterno si possa affiancare quello di un setting interno.
Mentre il primo è ben noto il secondo viene descritto in questo scritto mediante i termini di transfert e co-controtransfert. Abbiamo preferito descrivere transfert e co-controtransfert secondo facendo ricorso a descrizioni che utilizzano gli strumenti concettuali dell'Analisi Transazionale. Sia la casistica dei movimenti transferali che la loro descrizione in termini di Analisi transazionale sono indicative, danno cioè una mappa ma non sono tutto il reale osservabile, né quelli utilizzati sono gli unici strumenti possibili (ad esempio si può descrivere il reciproco movimento di energie tra i due (o più) interlocutori facendo ricorso al concetto di "potere" nella relazione, si veda Whitecomb, 1998).
Quindi la nostra descrizione del setting interno non è l'unica possibile, e sicuramente può essere migliorata. Il suo aspetto utile è quello di metterci sull'avviso rispetto al tipo di movimenti interpersonali che possiamo attenderci in una relazione terapeutica; di farci capire quali vanno decisamente rifiutati; di attivarci per mettere in atto quelle attenzioni che ci sono richieste per far sì che il nostro incontro con l'altro non sia sostenuto solo da condizioni materiali, ma realizzi anche una struttura di relazione significativa.
In genere "con" prevede protezione, consapevolezza, utilizzazione delle risorse messe in atto (comunque siano messe in atto); "contro" è al di fuori dell'interazione con l'interlocutore, è l'immissione di un pezzo di storia del terapeuta secondo modalità disfunzionali rispetto all'obiettivo.
Il criterio finale, qualunque sia il descrittore, è il cambiamento messo in atto. A questo cambiamento concorrono in modo significativo sia il setting interno che quello esterno.

Bibliografia

  1. Clarkson, P. (1992). Transactional Analysis psychotherapy, an integrated approach. London: Routlege.
  2. Modell, A. H. (1994). Tr.it: Per una teoria del trattamento psicoanalitico. Milano: Raffaello Cortina.
  3. Sambin, M. (1999). Da Berne a El Greco. Appunti dalle lezioni di psicologia dinamica. Padova: Imprimitur.
  4. Strupp, H.H. (1998).The Vanderbilt I study revisited. Psychotherapy research 8(1) 17-29
  5. Whiteside, R. (1998). Using and Losing control. Washington: Brunner/Mazel.

Notizie sull'autore:
Marco Sambin,
Psicoterapeuta, PTSTA, Vicepresidente ITAA, lavora al Centro di Psicologia e Analisi Transazionale di Milano e presso l'Università di Padova dove é Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica.

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