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Indice Cronologico della Rivista Neopsiche
Indice di Neopsiche N° 24

Il Setting
Giorgio Cavallero

La prospettiva nella quale intendo affrontare il tema del setting è quella della formazione degli psicoterapeuti. Proporrò quindi alcune risposte alla questione primaria: cosa deve sapere e saper fare un apprendista psicoterapeuta per operare adeguatamente alla costruzione di un setting secondo gli orientamenti dell'analisi transazionale applicata alla clinica.
Nei corsi di formazione e supervisione che dirigo con Raffaella Leone Guglielmotti abbiamo scomposto l'attività terapeutica in alcune funzioni di base. Abbiamo poi definito quali competenze è necessario acquisire per svolgere ognuna delle funzioni individuate. La funzione di creare il setting è stata denominata costruzione del contenitore della terapia.
L'individuazione e l'articolazione delle competenze ha prodotto una definizione: il setting terapeutico è la disposizione di uno stabile contenitore mentale, relazionale e materiale atto a consentire e favorire il processo terapeutico.

Vediamo ora nel dettaglio i vari aspetti.

Contenitore mentale.

La disposizione mentale del terapeuta richiede almeno due diversi tipi di competenza. La prima potremmo definirla conoscenza della
teoria e della deontologia.
La deontologia determina i nostri confini.
Ciò che rende l'attività terapeutica diversa da un incontro qualsiasi, tra persone che stanno in relazione, sono le regole che ci diamo per questo tipo d'interazione. Tali regole non dovrebbero essere esclusivamente personali ma in larga parte condivise dalla comunità professionale degli psicoterapeuti nel contesto giuridico in cui operiamo. Inoltre abbiamo una teoria con la quale dobbiamo fare i conti. Teoria che possiamo stiracchiare, comprimere, modificare, trasformare ma, che comunque è un elemento di setting centrale nel terapeuta. Cioè, il terapeuta si accinge a fare terapia sulla base di una teoria che dà senso al suo operare. Nella teoria c'è una concezione dell'essere umano e del suo funzionamento che per gli analisti transazionali assume una definizione abbastanza precisa. In essa si trova risposta a domande del tipo: come descrivere il comportamento, come rappresentare la salute e la patologia, come avviene il cambiamento, qual è il compito del terapeuta nel processo e perchè, eccetera.
Le competenze qui indicate sono quindi sintetizzabili come una conoscenza di base della teoria e delle norme giuridiche e deontologiche che regolano la professione.
La seconda area di competenza, sempre relativa alla disposizione mentale del terapeuta, è la conoscenza della
metodologia generale. Cioè non è sufficiente essere dotati di una teoria della personalità o della salute e della patologia; serve anche una teoria della tecnica, tale per cui diciamo che l'intervento X, se viene messo in atto in un certo modo, dovrebbe produrre alcuni effetti.
Se quegli effetti non si ottengono vuol dire che probabilmente l'azione X non è stata condotta in maniera adeguata oppure si sono trascurati elementi importanti o la rappresentazione della situazione non è adeguata, ad esempio non è stato definito chiaramente il problema o non è stato identificato chiaramente il punto di arrivo, e così via. Senza una competenza metodologica di base è impossibile per l'allievo analista fare alcunché di razionalmente terapeutico. Parte integrante di quest'area di conoscenza metodologica è anche la conoscenza della metodologia e della prassi specifica, relativa alla funzione di creare il setting. Cioè il giovane che comincia a fare terapia deve conoscere la teoria sul setting - e sulla rilevanza che esso ha per il processo terapeutico - e acquisire una prassi specifica che gli consenta di provvedere alla sua costruzione, alla sua verifica e alla sua gestione.

Contenitore relazionale.

Il secondo nucleo importante di competenze l'abbiamo definito disposizione di un contenitore relazionale. Parliamo di competenze operative.
Intanto la relazione viene delimitata da
regole e procedure che richiedono di essere apprese, individuate e comunicate in forme esplicite e comprensibili al paziente.
Un secondo aspetto fondante la relazione è il
contratto di cui non parlo perché in analisi transazionale è uno dei temi più studiati, ma che richiede un addestramento specifico.
L'allievo deve poi acquisire un set di abilità che gli consentano di entrare efficacemente in relazione e che gli permettano di assumere un
atteggiamento relazionale adeguato. Ricordo solo alcuni elementi: maturare la capacità di una posizione relazionale del tipo "Io sono OK, tu sei OK"; tollerare la sofferenza derivante dai processi transferali, ecc. Ieri Carla Vercellino (N.d.R. Relazione contenuta nei presenti atti), se ho bene inteso, si era chiesta quanti soggetti ci sono nel setting. Quando noi parliamo di atteggiamento relazionale dobbiamo sapere che l'altra persona non è portatrice di un progetto unico, cioè non abbiamo di fronte un individuo monodimensionale, siamo in presenza di una pluralità di Sè riferibili a diversi Stati dell'Io. In una situazione data ogni Stato dell'o è portatore di almeno un progetto. Allora, qual'è l'atteggiamento relazionale dell'Analista Transazionale nei confronti dei diversi progetti? Egli ovviamente deve essere capace di misurarsi, di confrontarsi con tutti i progetti. Ecco questo comporta un insieme di abilità non semplici da acquisire. Non c'è bisogno che vi citi Bion sulla capacità di accogliere le identificazioni proiettive. L'identificazione proiettiva determina fenomeni relazionali pesanti che l'analista deve essere in grado di cogliere, accogliere e restituire adeguatamente.
La costruzione di un'alleanza terapeutica si basa anche sulla capacità dell'analista di cogliere progetti che possono essere terrificanti, mostruosi, distruttivi, naturalmente il problema è poi come anche il processo più pericoloso, il più mostruoso, il più distruttivo possa essere ospitato, trasformato, mitigato e in qualche misura diventare pensabile per il soggetto che lo ha portato.
Non è nemmeno il caso di dire che un'altra disposizione fondamentale è quella volta a cogliere l'
atteggiamento relazionale del cliente dato che si tratta di un processo interattivo contrattuale.
Come punto finale c'è una disposizione all
'intervento sulle variazioni e le infrazioni di setting. Vi invito a pensare a questo aspetto da Analisti Transazionali. Se abbiamo un contratto che definisce i parametri della relazione, questo contratto va rispettato da ambo le parti. Se questo non avviene dobbiamo capire che cosa sta succedendo. Tali variazioni segnalano una rottura dell'alleanza terapeutica o i tentativi del Bambino o del Genitore di produrla. Sappiamo quanto l'alleanza sia un fattore fondamentale per il cambiamento in terapia e quindi risulta chiaro che una disposizione permanente a intervenire esplicitamente sulle variazioni di setting è un elemento essenziale e costitutivo del setting stesso.

Contenitore materiale.

Un terzo importante aspetto è la disposizione materiale, sulla quale non ho molto da dire tranne che la stabilità del contenitore anche da questo punto di vista è essenziale e diventa sempre più necessaria man mano che i disturbi sono più gravi. Ricordo una lunga ora dedicata alla mia mancanza di cravatta in un rovente giorno di luglio. Per il mio paziente psicotico che iniziò la seduta dicendo "Oggi non sembri tu" l'evento fu piuttosto minaccioso e ancora lo ringrazio per avermi fatto capire una cosa così importante.
Per concludere questa breve disamina voglio dirvi che ognuna di queste aree di competenza deve essere suddivisa in conoscenze e abilità formando in questo modo una mappa delle competenze di base che l'allievo deve acquisire.
Ovviamente occorre poi definire dei criteri che permettano di considerare acquisite le une e le altre.
Si può affermare che occuparsi del setting in una prospettiva formativa ci impone di prendere in considerazione globalmente teoria, metodologia e prassi della terapia, e questo ne fa uno dei punti di vista più generali.

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Notizie sull'autore:
Giorgio Cavallero,
Psicologo, Psicoterapeuta, AnalistaTransazionale Didatta, Presidente dell'Auximon.
Vive e lavora a Romai, per informazioni e richieste tel. 06 8070821.

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