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Indice Cronologico
della Rivista Neopsiche
Indice di Neopsiche
N° 24
La prospettiva nella quale intendo
affrontare il tema del setting è quella della formazione degli
psicoterapeuti. Proporrò quindi alcune risposte alla questione
primaria: cosa deve sapere e saper fare un apprendista psicoterapeuta
per operare adeguatamente alla costruzione di un setting secondo gli
orientamenti dell'analisi transazionale applicata alla clinica.
Nei corsi di formazione e supervisione che dirigo con Raffaella Leone
Guglielmotti abbiamo scomposto l'attività terapeutica in
alcune funzioni di base. Abbiamo poi definito quali competenze
è necessario acquisire per svolgere ognuna delle funzioni
individuate. La funzione di creare il setting è stata
denominata costruzione del contenitore della terapia.
L'individuazione e l'articolazione delle competenze ha prodotto una
definizione: il setting terapeutico è la disposizione di uno
stabile contenitore mentale, relazionale e materiale atto a
consentire e favorire il processo terapeutico.
Vediamo ora nel dettaglio i vari aspetti.
Contenitore
mentale.
La disposizione mentale del terapeuta richiede almeno due diversi
tipi di competenza. La prima potremmo definirla conoscenza della
teoria e della deontologia.
La deontologia determina i nostri
confini.
Ciò che rende l'attività terapeutica diversa da un
incontro qualsiasi, tra persone che stanno in relazione, sono le
regole che ci diamo per questo tipo d'interazione. Tali regole non
dovrebbero essere esclusivamente personali ma in larga parte
condivise dalla comunità professionale degli psicoterapeuti
nel contesto giuridico in cui operiamo. Inoltre abbiamo una teoria
con la quale dobbiamo fare i conti. Teoria che possiamo stiracchiare,
comprimere, modificare, trasformare ma, che comunque è un
elemento di setting centrale nel terapeuta. Cioè, il terapeuta
si accinge a fare terapia sulla base di una teoria che dà
senso al suo operare. Nella teoria c'è una concezione
dell'essere umano e del suo funzionamento che per gli analisti
transazionali assume una definizione abbastanza precisa. In essa si
trova risposta a domande del tipo: come descrivere il comportamento,
come rappresentare la salute e la patologia, come avviene il
cambiamento, qual è il compito del terapeuta nel processo e
perchè, eccetera.
Le competenze qui indicate sono quindi sintetizzabili come una
conoscenza di base della teoria e delle norme giuridiche e
deontologiche che regolano la professione.
La seconda area di competenza, sempre relativa alla disposizione
mentale del terapeuta, è la conoscenza della metodologia generale. Cioè non è sufficiente essere dotati
di una teoria della personalità o della salute e della
patologia; serve anche una teoria della tecnica, tale per cui diciamo
che l'intervento X, se viene messo in atto in un certo modo, dovrebbe
produrre alcuni effetti.
Se quegli effetti non si ottengono vuol dire che probabilmente
l'azione X non è stata condotta in maniera adeguata oppure si
sono trascurati elementi importanti o la rappresentazione della
situazione non è adeguata, ad esempio non è stato
definito chiaramente il problema o non è stato identificato
chiaramente il punto di arrivo, e così via. Senza una
competenza metodologica di base è impossibile per l'allievo
analista fare alcunché di razionalmente terapeutico. Parte
integrante di quest'area di conoscenza metodologica è anche la
conoscenza della metodologia e della prassi specifica, relativa alla
funzione di creare il setting. Cioè il giovane che comincia a
fare terapia deve conoscere la teoria sul setting - e sulla rilevanza
che esso ha per il processo terapeutico - e acquisire una prassi
specifica che gli consenta di provvedere alla sua costruzione, alla
sua verifica e alla sua gestione.
Contenitore
relazionale.
Il secondo nucleo importante di competenze l'abbiamo definito
disposizione di un contenitore relazionale. Parliamo di competenze
operative.
Intanto la relazione viene delimitata da regole e procedure
che richiedono di essere apprese, individuate e comunicate in forme
esplicite e comprensibili al paziente.
Un secondo aspetto fondante la relazione è il contratto di cui
non parlo perché in analisi transazionale è uno dei
temi più studiati, ma che richiede un addestramento
specifico.
L'allievo deve poi acquisire un set di abilità che gli
consentano di entrare efficacemente in relazione e che gli permettano
di assumere un atteggiamento
relazionale adeguato. Ricordo solo
alcuni elementi: maturare la capacità di una posizione
relazionale del tipo "Io sono OK, tu sei OK"; tollerare la sofferenza
derivante dai processi transferali, ecc. Ieri Carla Vercellino
(N.d.R. Relazione contenuta nei presenti atti), se ho bene inteso, si
era chiesta quanti soggetti ci sono nel setting. Quando noi parliamo
di atteggiamento relazionale dobbiamo sapere che l'altra persona non
è portatrice di un progetto unico, cioè non abbiamo di
fronte un individuo monodimensionale, siamo in presenza di una
pluralità di Sè riferibili a diversi Stati dell'Io. In
una situazione data ogni Stato dell'o è portatore di almeno un
progetto. Allora, qual'è l'atteggiamento relazionale
dell'Analista Transazionale nei confronti dei diversi progetti? Egli
ovviamente deve essere capace di misurarsi, di confrontarsi con tutti
i progetti. Ecco questo comporta un insieme di abilità non
semplici da acquisire. Non c'è bisogno che vi citi Bion sulla
capacità di accogliere le identificazioni proiettive.
L'identificazione proiettiva determina fenomeni relazionali pesanti
che l'analista deve essere in grado di cogliere, accogliere e
restituire adeguatamente.
La costruzione di un'alleanza terapeutica si basa anche sulla
capacità dell'analista di cogliere progetti che possono essere
terrificanti, mostruosi, distruttivi, naturalmente il problema
è poi come anche il processo più pericoloso, il
più mostruoso, il più distruttivo possa essere
ospitato, trasformato, mitigato e in qualche misura diventare
pensabile per il soggetto che lo ha portato.
Non è nemmeno il caso di dire che un'altra disposizione
fondamentale è quella volta a cogliere l'atteggiamento relazionale del
cliente dato che si tratta di un
processo interattivo contrattuale.
Come punto finale c'è una disposizione all'intervento sulle variazioni e le infrazioni di
setting. Vi invito a pensare a
questo aspetto da Analisti Transazionali. Se abbiamo un contratto che
definisce i parametri della relazione, questo contratto va rispettato
da ambo le parti. Se questo non avviene dobbiamo capire che cosa sta
succedendo. Tali variazioni segnalano una rottura dell'alleanza
terapeutica o i tentativi del Bambino o del Genitore di produrla.
Sappiamo quanto l'alleanza sia un fattore fondamentale per il
cambiamento in terapia e quindi risulta chiaro che una disposizione
permanente a intervenire esplicitamente sulle variazioni di setting
è un elemento essenziale e costitutivo del setting stesso.
Contenitore
materiale.
Un terzo importante aspetto è la disposizione materiale, sulla
quale non ho molto da dire tranne che la stabilità del
contenitore anche da questo punto di vista è essenziale e
diventa sempre più necessaria man mano che i disturbi sono
più gravi. Ricordo una lunga ora dedicata alla mia mancanza di
cravatta in un rovente giorno di luglio. Per il mio paziente
psicotico che iniziò la seduta dicendo "Oggi non sembri tu"
l'evento fu piuttosto minaccioso e ancora lo ringrazio per avermi
fatto capire una cosa così importante.
Per concludere questa breve disamina voglio dirvi che ognuna di
queste aree di competenza deve essere suddivisa in conoscenze e
abilità formando in questo modo una mappa delle competenze di
base che l'allievo deve acquisire.
Ovviamente occorre poi definire dei criteri che permettano di
considerare acquisite le une e le altre.
Si può affermare che occuparsi del setting in una prospettiva
formativa ci impone di prendere in considerazione globalmente teoria,
metodologia e prassi della terapia, e questo ne fa uno dei punti di
vista più generali.
Bibliografia
Notizie
sull'autore:
Giorgio
Cavallero,
Psicologo,
Psicoterapeuta, AnalistaTransazionale Didatta, Presidente
dell'Auximon.
Vive e lavora a Romai, per informazioni e richieste tel. 06 8070821.