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Indice Cronologico
della Rivista Neopsiche
Indice di Neopsiche
N° 24
Nel chiudere in redazione la Rivista mi
è arrivata la notizia della prematura morte di Maria Teresa
Romanini,di cui do l'annuncio a tutta la Comunità AIAT.
Maria Teresa è da considerarsi una "madre" dell'AT italiana,
ne è stata una delle prime divulgatrici, una coerente seguace,
ed una attenta paladina; la Rivista Italiana di Analisi Transazionale
edita dalla Simpat, l'Associazione di cui Maria Teresa è stata
Presidente, rappresenta un caposaldo dell'AT, sia per i contributi
originali che pubblica, che per lo spazio alla letteratura straniera
che ospita.Maria Teresa stessa ha sempre contribuito vivacemente e
costantemente allo sviluppo dell'AT .
Era l'anno '78 o '79, quando mi giungeva voce di una accanita
Neuropsichiatra che, ai Seminari di neuropsichiatria infantile a
Roma, contestava a "sinistra" le posizioni della Psicoanalisi
ortodossa proponendo un modello radicale di lettura dei fenomeni
psichici.Non ho mai chiesto a Maria Teresa quali fossero le sue idee
politiche, ciò che conta per me è che quelle
affermazioni "rivoluzionarie" mi hanno avvicinato all'AT, me l'hanno
fatta apprezzare e successivamente coltivare come trainee, clinico e
didatta. Fu un caso della vita che mi portò a svolgere la mia
formazione con Carlo Moiso, ma il caso non ha mai modificato la mia
stima e la mia simpatia per Maria Teresa.
Sono addolorato, per la perdita di una persona verso cui ho sempre
nutrito simpatia e stima, sono addolorato per la perdita di una
collega il cui contributo è stato fondamentale per l'AT.
In questo numero della Rivista sono pubblicati gli atti delle
Giornate di studio di Novembre 1998: "Il Setting: due soggetti a
confronto".
Abbiamo penato molto per avere gli interventi in tempo ragionevole,
ma il risultato ci sembra ottimo, questo numero della Rivista si
impone per la sua qualità nel dibattito sul Setting sia
all'interno che all'esterno della Comunità Analitico
Transazionale.
Proprio in questi giorni mi è arrivato l'ultimo numero della
Rivista di Psicoanalisi (XLV,N°1, Genn./Marzo 1999), ed ho
potuto constatare una convergenza della riflessione generale circa
l'atteggiamento dell'Analista, lo spazio da dare alla relazione,
quale neutralità ricostituire a partire dalla partecipazione
dell'Analista. Oggi la Psicoanalisi Nordamericana definisce la
partecipazione dell'Analista "enactment", mettendo da parte o
rivisitando il precedente concetto di "acting out".
Non entro qui nel merito della riflessione interna alla
Comunità Psicoanalitica, esprimo solo una decisa
soddisfazione, ho sempre guardato con sospetto e diffidenza culturale
gli sforzi ad elaborare teorie "integrate", questo non perchè
non veda positivamente l'integrazione fra vari approcci, ma
perchè ritengo che una integrazione possibile, o almeno che io
sostengo, è quella che derivando da una coerenza teorica e
metodologica, misurandosi con i compiti assegnatici dalla clinica e
dalla società, converge naturalmente su posizioni simili o,
almeno, vicine, nel tentativo di dare risposte efficaci e produttive
alle domande che la società ci pone; viceversa diffido di
quelle integrazioni figlie di alchimie teoriche, o esigenze
ecclettiche dell'autore.
Ma tant'è mi sembra di star proponendo il tema di un dibattito
necessario: "Quale integrazione, verso quali mete?" potrebbe essere
la domanda informatrice.
Se qualcuno si sente stimolato su questo tema la Rivista è ben
lieta di ospitarne il contributo.
Massimo
Gaudieri
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