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Indice Cronologico della Rivista Neopsiche
Indice di Neopsiche N° 22

Il tempo ciclico.
Il teatro delle maschere ed il gioco

Alfredo Marangon

"La verità è ciò che a ognuno occorre per vivere ma non si può ricevere né acquistare per nessuno. Ogni uomo deve produrla continuamente dal proprio intimo, altrimenti perisce.E' impossibile vivere senza verità. Può darsi che la verità sia la vita stessa." (Citazione)
Nel settimo libro della
Repubblica, Platone, a proposito del mito della caverna, contrappone il sapere che nasce dallo sguardo rivolto alle idee a quello consentito allo sguardo rivolto alle ombre,
Del primo è capace l'anima alla cui contemplazione può accedere quando si è liberata dalle catene, la conoscenza delle idee equivale infatti ad un
logos di cui è capace la psyche quando ha raggiunto la pienezza della sua vita, quando si è liberata dai lacci dei propri conflitti.
Il gioco si colloca al crocevia di due opposte tensioni: la pienezza realizzante di sé e la contemplazione della sua illusoria affermazione.
E' uno spazio diviso ma non condiviso tra
episteme e doxa, tra il partire da sé nella pienezza della propria anima e il perdersi nella mutevolezza ingannevole delle opinioni degli uomini. Il gioco è l'illusione relativa al volersi pensare demiurgo di una realtà che non si possiede, ma il rapporto con la quale è condizionato dalle proprie ombre.
Le fasi del gioco hanno stabilità, consistenza, prevedibilità entro le regole che governano il gioco medesimo, e che il paziente vive come immodificabili e assolute ma la cui autosussistenza consiste nella sintassi di quel sapere che sta costruendo.
La contingenza apre la porta alla modificabílità; la necessità si concentra nel fatto che devono esserci regole per produrre significato. Quali le regole del gioco psicologico?
Quelle previste e contenute nella definizione del gioco?
Oppure quelle che sovrintendono al gioco delle maschere?
Vige la regola del tempo ciclico privo del
tèlos collegato a uno scopo (seppure come tale sembra essere il perché causale) ma connessa a una fine (quella del tempo ciclico ovvero compiere il proprio giro).
Il ciclo della recita è compiuto nella forma del destino, che solo alla fine si rivela nella sua completezza.
Non c'è finalità, non compimento, è l'eterno ritorno all'uguale.
Ribadire il ciclo equivale ad allontanarsi da sé, nel confermare la recita di parti separate di sé. Ma la regolarità che lo percorre è in antitesi con l'aspettativa che lo scuote.
Nel tempo ciclico non c'è futuro che non sia la semplice ripresa del passato che il gioco ribadisce. La figura che emerge dal tempo ciclico è la memoria; il tempo progettuale è il qui e ora e il domani, è il tempo dello scopo, equivale al tempo della coscienza, dell'integrità e dell'unità dell'Io.
Il gioco è una scrittura che si poggia su ciò che sembra, sulle opinioni altrui e quindi, scivolando inesorabilmente nella mutevolezza della doxa ovvero nell'opinione che gli uomini si fanno, osservando l'imitazione dei Principe attraverso la Maschera proposta, cede ad altri il controllo della propria ombra. Questo significa che, nel momento in cui attraverso il gioco l'individuo tenta il controllo della propria ombra tramite l'offerta ad altri di una maschera simulacro, cede ad altri il controllo delle sorti della propria identità psicologica.
La realtà del simulacro consiste dunque nel tentativo di dissimulare l'ombra attraverso la costruzione sociale di parvenze ingannevoli.
Individuiamo i primi tre movimenti della recita nelle seguenti fasi:

Procedendo nell'analisi del gioco localizziamo tre successive fasi o movimenti:

Inoltre possiamo osservare quale settimo simbolico movimento o fase che il deperimento dell'identità egologica a favore dell'identità funzionale determina il funzionamento di un ordine la cui verità equivale ad un sistema di regole, quelle cui corrispondere al fine di mantenere una posizione di ok condizionata: è l'illusione della recita e fondazione di un sapere strumentale-procedurale la cui coerenza è resa scientifica. Diventiamo le regole che ci normalizzano e la nostra identità è il codice che prevede la normalità funzionale a detrimento della distinzione creativa. Lo sguardo degli altri finisce per costituire l'orizzonte da cui trarre le parole con cui descriversi.
Infine quale ottavo movimento o fase sottolineamo come attraverso la recita l'Io e la sua ragione abbiano dispiegato un loro ordine che riflette le intenzioni dell'Io sociale: l'Io sociale si specchia in una rappresentazione che rispecchia le sue intenzioni; le regole che ha contribuito a determinare diventano la trappola di cui l'Io sociale si costituisce mera appendice, soggetto spettatore delle procedure che definiscono i significati e li attribuiscono.
Interrompere la recita equivale a ritrovare il versante umbratile dissimulato dall'aspettativa ulteriore del teatro della metafora e rimettere in circolazione il teatro delle immagini nel sogno nella fantasia etc.
La maschera dissimula il volto caricaturalizzandolo nella stereotipia della compulsività della recita, l'agonia della maschera determinata dal fallimento del racket precipita nello scambio dei ruoli che è concettualizzabile come l'effige della fatalità: l'immobilità e la fissità di un destino inamovibile.
Quando nella nostra spinta alla totalità smetteremo di chiedere ad altri di completarci noi volgeremo la nostra attenzione e le nostre energie verso quel bambino interiore, produttore di simboli e di immagini creative integrandolo nella più vasta e profonda esperienza di Sé.

Bibliografia

  1. Berne, E. (1964). A che gioco giochiamo. Milano: Bompiani, 1968.
  2. Berne, E. (1972). Ciao....e poi?. Milano: Bompiani, 1979.
  3. Berne, E. (1961). Analisi transazionale e psicoterapia. Roma: Astrolabio, 1971.
  4. Carotenuto, A. La chiamata dal Daimon. Milano: Bompiani, 1989.
  5. Galimberti, U. (1979). Psichiatria e fenomenologia. Milano: Feltrinelli, 1991.
  6. Galimberti, U. (1987). Gli equivoci dell'anima. Milano: Feltrinelli, 1992.
  7. Galimberti, U. (1992). Dizionario di psicologia. Torino: Utet.

Notizie sull'autore:
Alfredo Marangon,
Psicologo, Psicoterapeuta, Analista Transazionale Didatta in Supervisione Campo Clinico, PTSTA Eata.
Vive e lavora a Genova, per informazioni e richieste tel. 010 2470263, alfrmara@tin.it.

 

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