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Indice Cronologico
della Rivista Neopsiche
Indice di Neopsiche
N° 22
Il presente articolo propone una
lettura dell'evoluzione del concetto di gioco in Analisi
Transazionale.
Attraverso le parole degli autori stessi, si vedrà il percorso
che ha portato il gioco a diventare uno dei principali capitoli
dell'A.T.
Nella prima parte dello scritto è ricostruito l'iter del
pensiero berniano, nella seconda sono illustrati significativi
contributi di altri autori.
Parte I
Berne: dall'ulteriorità alla
Formula G.
1953
Berne non ha ancora "inventato" l' A.T., ma nel suo interesse per la
Scuola di Palo Alto sono già individuabili le origini del
concetto di transazione ulteriore e, quindi, di gioco "... le
comunicazioni verbali, intenzionali, precise, formali, razionali sono
meno importanti di quelle non verbali, non intenzionali, ambigue,
informali, irrazionaliŠ".
1958
Alla fine degli anni '50, Berne, identificando i principali temi
della sua teoria, descrive una particolare modalità
interattiva che vede agire nei gruppi di terapia da lui condotti:
è il "Perché non... si ma", il primo gioco individuato
da Berne.
"Un gioco può essere definito come una serie ricorrente di
transazioni, spesso ripetitive, apparentemente razionali e con una
motivazione nascosta... una serie di operazioni con un trucco".
1961
In Analisi Transazionale e
psicoterapia, Berne esplicita le funzioni psicodinamiche del
gioco, ed esplicita una prima formulazione dei guadagni.
"Alcune serie ripetute di manovre sociali sembrano riunire tanto le
funzioni di difesa che quelle di gratificazione. Nel linguaggio
corrente tali manovre vengono denominate passatempi e giochi....
Definiamo passatempo un impegno in cui le transazioni sono lineari.
Il passatempo diventa gioco quando nella situazione interviene un
elemento di simulazione...".
"... Freud descrive tre tipi di guadagno offerti dalla malattia:
guadagno primario esterno, guadagno primario interno, guadagno
secondario. Questo concetto è estensibile ai guadagni ottenuti
dalle relazioni interpersonali.
...Ma poiché ci occupiamo di psichiatria sociale, il guadagno
più considerevole per noi è un altro ancora...il
guadagno sociale.
...Un quinto tipo di guadagno è il guadagno biologico".
Rispetto al grado di consapevolezza del gioco, Berne scrive
"Il livello psicologico può essere inconscio in entrambe le
parti". (Corsivo aggiunto).
L'utilizzo del "può" rende l' affermazione ambigua e lascia
spazio all'interpretazione del lettore.
1964
In A che gioco
giochiamo , Berne distingue
nettamente le manovre dai giochi, rendendo chiara (a sé stesso
e/o agli altri?) la sua opinione circa l'intenzionalità dei
giocatori.
"... qui ci interessano i giochi inconsci, giocati in buona fede da
individui impegnati in transazioni duplici di cui non sono pienamente
consapevoli che costituiscono l'aspetto più importante della
vita sociale in tutto il mondo."
"... i bambini impostano i giochi con piena premeditazione. Una volta
che sono diventati schemi fissi di stimolo e reazione le loro origini
si perdono nella notte dei tempi mentre la loro natura ulteriore
è oscurata dalle nebbie sociali."
Per quanto riguarda i guadagni, "funzioni stabilizzatrici" del gioco,
Berne aggiorna la precedente impostazione freudiana, e scrive dei sei
vantaggi del gioco: psicologico interno ed esterno, sociale interno
ed esterno, esistenziale e biologico.
Nell'ultima parte di A che gioco
giochiamo, Berne affronta il tema
dell'aspetto patologico del gioco.
"...Solo la situazione psicoterapeutica permette di capire
adeguatamente il gioco. E' più probabile che si rivolga al
terapeuta chi predilige un gioco distruttivo... perciò si sono
capiti e approfonditi di più quelli distruttivi, ma il lettore
non dimentichi che ce ne sono di costruttivi, giocati da gente
più fortunata... 'Buono', dunque, è quel gioco che
contribuisce sia al benessere degli altri giocatori, sia alla
completa realizzazione di chi è parte in causa".
Ancora a tale proposito, sempre nel '64, in un articolo sul
Transactional Analysis Bullettin, Berne rinforza la sua opinione
circa la valenza del gioco, distinguendo in esso la
funzionalità del fine dall'obsolescenza della procedura.
In un certo senso la guarigione consiste nel fatto che l' Adulto si
incarica di eseguire e portare a felice conclusione quei compiti che,
in precedenza, il Genitore o il Bambino si assumevano, nelle matrice
di un gioco, allo scopo di conseguire un certo pagamento.
1966
In Principi di terapia di gruppo
, Berne definisce i giochi
clinici:"...seducenti tranelli pseudoterapeutici presentati dai
clienti".
L'autore riconosce che anche il terapeuta è esposto al rischio
di gioco, cadendo nel tranello o organizzandolo egli stesso; ovvero
da nero o da bianco.
1970
Dopo aver sostenuto, da più angolazioni, che il gioco non
è di per sé un evento necessariamente patologico, in
Fare l'amore Berne descrive la pseudo-biologicità del
gioco stesso.
"Gli esseri umani dopo tutto, non sono che meduse evolute...
Negli ordini inferiori... i 'giochi' della natura sono reazioni
automatiche programmate quasi automaticamente dai geni. Man mano che
saliamo la scala biologica... troviamo che questi animali apprendono
sempre più mediante l'imitazione e l'esperienza. I giochi
umani psicologici o transazionali sono programmati in buona parte dai
genitori...
Le istruzioni basilari dei genitori sono come i geni: la prole non
può far altro che seguirle, ma ogni individuo può
seguirle a suo modo... scegliendo il tempo e il luogo, in modo da
potersi illudere che le sue decisioni siano prese liberamente..."
Nello stesso testo, Berne suggerisce due ulteriori spunti per la
comprensione e l' analisi del gioco: i buoni premio e il Triangolo di
Karpman.
"In ogni gioco i compensi non sono soltanto goduti o sofferti
immediatamente, ma anche messi da parte per essere usati in seguito,
come i buoni premio che dà il droghiere... ".
"Ogni gioco è un piccolo dramma, e il dottor Stephen Karpman
ha trovato un sistema semplicissimo per rappresentarlo, chiamato
Triangolo drammatico o Triangolo di Karpman. Esso mostra come il
gioco sposti ciascuno dei giocatori da un ruolo all'altro... la
vittima, il persecutore e il salvatore."
1971
In Ciao...e poi?, raccolta di scritti postuma, c'è una chiara
definizione del collegamento tra gioco e Posizioni Esistenziali.
Ciascuna delle posizioni più basse ha un proprio assortimento
di giochi.. Jeder può vedere da quale si lascia
attrarre.....Nella seconda posizione (+ -), arrogante, può
provare con "Stavolta ti ho beccato", nella terza (- +), quella
depressiva, con "Prendimi pure a calci", e in quella distruttiva (-
-), con "Facendo dispiacere all'insegnante."
Nella medesima raccolta, compare la formula G (G+A= R -> S -> X
-> Tc),che ben completa e sintetizza il contributo che Berne,
attraverso il concetto di gioco ha dato a quanti si interessano allo
studio del comportamento umano.
"... il soggetto finge un tipo di azione mentre in realtà ne
fa un' altra... Lo scopo nascosto però può essere
raggiunto solo a patto che l'altro abbia un punto debole in cui il
gancio possa far presa... una volta agganciata la "vittima" il
giocatore aziona lo scambio... seguito da un momento di smarrimento e
confusione... A questo punto entrambi i giocatori ricevono il loro
tornaconto... che consiste in stati d'animo che insorgono nei due
soggetti a causa del gioco."
Conclusioni
Con il termine "gioco", Berne ha inteso indicare una modalità
relazionale inconsapevole che consente:
1) a livello
intrapsichico:
l'evitamento o il controllo dei conflitti (vantaggio psicologico
interno ed esterno) ed il contemporaneo rinforzo delle opinioni
copionali circa sé stessi, gli altri e la vita (vantaggio
esistenziale);
2) a livello
transazionale:
una strutturazione del tempo più impegnativa del passatempo,
ma meno coinvolgente e "rischiosa" dell'intimità (vantaggio
sociale interno ed esterno);
3) a livello
affettivo:
un intenso scambio di carezze.
Il gioco è una via lunga, tortuosa e dunque faticosa per
raggiungere i vantaggi di cui sopra. E' un fenomeno anacronistico,
inconsapevole e automatico, ma non è un comportamento in
sé patologico.
La frequenza con cui un individuo gioca (piuttosto che preferire
modalità di soddisfacimento dirette), e l'entità del
malessere che giocando si procura, sono funzione del suo Copione di
vita.
Parte II
Significativi contributi di altri
autori alla comprensione e all'analisi del gioco.
J. Duwsay
Quando il terapeuta nota che lo stimolo transazionale di un paziente
è un invito a un gioco, o quando osserva un gioco in corso tra
i membri di un gruppo di terapia, ha a disposizione quattro tipi di
risposta (Dusay,1966) :
1. Spiegare il gioco
2. Ignorare il gioco
3. Offrire un'alternativa
4. Giocarlo
Dusay considera il gioco una porta attraverso cui approcciare
l'intrapsichico del paziente.
Che il gioco sia per questo autore un comportamento la cui patologia
è da stabilirsi di caso in caso, appare evidente anche nella
"neutralità della definizione che egli dà del gioco in
Guida per il profano alla
psichiatria e alla psicoanalisi.
Una serie di transazioni tra due o più persone la cui meta non
è quella che appare (il contratto), che fa appello alle
debolezze delle due parti (l'inganno), e che termina facendo
sì che ciascuna delle due parti ottenga un sentimento buono o
cattivo (il compenso)." (Berne,1968).
F. English
L'apporto di Fanita English sta nell'aver chiarito il nesso tra
sentimento parassita, ricatto e gioco, fornendo così nuovi
spunti teorici e metodologici..
"Un bambino che ha dovuto sopprimere la consapevolezza di certi
sentimenti 'proibiti'... è insoddisfatto e rimane nel continuo
bisogno di esternare le emozioni contraffatte... si imbatte in un
ciclo frustrante di ricerca di bollini da scambiare per giustificare
l'espansione del ricatto e quindi, alternativamente, aumenta il
ricatto man mano che trae più bollini... La comprensione del
'fattore di sostituzione' nel ricatto è essenziale per
l'analisi del gioco e del copione" (English, 1971).
"... una persona che usa il ricatto per ricevere carezze... se il
partner si lascia sfruttare... il processo di ricatto può
continuare all'infinito... Molto spesso quelli che vengono ritenuti
giocatori di giochi sono in realtà ricattatori frustratiŠ"
(English, 1976).
J. James
John James, con il suo Piano di Gioco, suggerisce al terapeuta una
serie di domande da formulare al paziente allo scopo di evidenziare
le mosse di un suo gioco e favorirne l'analisi.
"Alcune domande costituiscono la base del Piano di Gioco... la
strategia terapeutica più importante... consiste nel riportare
sulla lavagna ogni affermazione, e chiedere 'Cosa si poteva fare di
diverso a questo punto?'... Al Piano di Gioco può essere
associata ogni tecnica" (James,1973).
L' apporto di James allo studio del gioco, non è solo
metodologico, ma anche teleologico. Il vero tornaconto del gioco,
egli afferma, è insito in ciò che il giocatore fa per
superare il malessere del tornaconto negativo.
"Dopo il pagamento negativo segue qualche tipo di pagamento
positivo... è il bisogno fondamentalmente sano che costituisce
la base del gioco." (James,1976).
L'autore non manca di esplicitare la domanda da aggiungere al Piano
di Gioco per indagare il tornaconto positivo ed avviare una ricerca
di opzioni.
"Dopo che ti senti male, come ti curi, come ti liberi, o come fai per
uscire dal tuo momento di sensazione spiacevole? Oppure come fa
qualcun altro a darti un pagamento positivo?" (James, 1976).
J. L. Schiff
Jaqui Lee Schiff arricchisce lo studio del gioco con utili
considerazioni circa il rapporto tra scopo del gioco e simbiosi.
"I giochi sono tentativi di rivivere rapporti simbiotici non
risolti... oppure una reazione di rabbia a questi rapporti. Rivivere
una relazione simbiotica dà un senso di sicurezza... i giochi
che derivano dalla rabbia verso il rapporto simbiotico in
realtà lo rinforzano perché non lo interrompono:
essenzialmente queste persone ripropongono la relazione simbiotica e
a ciò reagiscono con la rabbia, tentando di spostare la
responsabilità di risolvere la relazione simbiotica sull'altra
parte coinvolta nel gioco." (Schiff, 1975).
Inoltre, basandosi sui ruoli del Triangolo di Karpman, Schiff propone
un nuovo modello di lettura e analisi del gioco: l'Esagono della
Ridefinizione.
"Noi consideriamo che il copione e i giochi ... siano agiti da sei
ruoli distinti: Colui Che si Prende Cura, il Lavoratore Indefesso, il
Giusto Arrabbiato, il Fallito Arrabbiato, il Giusto Rattristato e il
Fallito Rattristato...Una persona mentre è in un ruolo
raccoglie buoni per poi passare in un altro ruolo...Per ogni ruolo
c'è una posizione evidente, o a livello sociale, e una a
livello psicologico." (Schiff, 1975).
M. & R. Goulding
Robert e Mary Goulding considerano
il gioco una modalità per tentare (...senza successo) la
chiusura di Gestalt incompiute dell'infanzia (...e riconfermarsi
l'impossibilità di portarle a compimento).
"... un gioco è una serie di transazioni che finisce con
almeno un giocatore che si sente male o offeso in qualche maniera...
La persona si sente arrabbiata, triste, ansiosa o in colpa, e
così fa in silenzio dichiarazioni a sé stessa su di
sé e sull'altro, dichiarazioni che consolidano la sua
posizione esistenziale... questo tornaconto è la ripetizione
di importanti situazioni incompiute del passatoŠ" (Goulding e
Goulding, 1979).
Chiarisce il concetto l'esempio di tre ritardatari abituali.
"...i tre giocatori non sanno che arrivano tardi per essere criticati
e per sentirsi poi come si sentono..." (Goulding e Goulding,
1979).
Conclusioni
Nella sostanza, la concettualizzazione originaria di Berne sul gioco
è rimasta pressoché incontestata.
Fatta eccezione per i Goulding, che si soffermano sul tornaconto
negativo e sul malessere esistenziale che il gioco procura, gli
autori qui presi in considerazione, come Berne, pongono l'attenzione
sul tornaconto positivo, sui vantaggi del gioco; l'accordo è
nel ritenere il gioco una modalità di soddisfacimento che
consente, al tempo stesso, il rispetto dei vincoli copionali.
L'apporto dei nuovi studi è, tuttavia, più che
significativo e va collocato in due aree:
Nel complesso, tali arricchimenti, favoriscono il chiarimento dei dubbi e degli equivoci che un argomento tanto articolato pone, e che troppo spesso si riflettono nella trattazione e nel trattamento dei giochi, sia nella consulenza che nella terapia.
Bibliografia
Notizie
sull'autore:
Immacolata
Savastano,
Psicologo,
Psicoterapeuta, Spec. Ciclo di Vita, Analista Transazionale Didatta
in Supervisione Campo Clinico, PTSTA Eata.
Vive e lavora a Napoli, per informazioni e richieste tel. 081
7766677.
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